2010

Teatro 2010

Fresca fresca di stampa, ecco la locandina della stagione teatrale che inizierà come già anticipato il primo sabato di marzo.

LOCANDINA 2010

PROGRAMMA SALA

Quando riuscirò a capire come farla apparire normalmente come un’innocente immagine, probabilmente i nostri figli avranno già dei nipoti e verranno chiamati nonni. Per il momento, accontentatevi di questo.

Per chi non è appassionato di file in pdf, il resto dell’articolo riporta l’interno del deplian. Ho pensato fosse più semplice così…

Sabato 6

La zia di Carlo

Di Brandon Thomas

Compagnia teatrale TrentAmicidellArte

Regia di Gianni Rossi Commedia in 3 atti

Nel college oxfordiano di St. Olde, studiano due giovani Lord (Carlo e Giacomo) innamorati di due ragazze con un tutore molto severo. Quando la zia brasiliana di Carlo gli comunica che andrà a fargli visita, i ragazzi non esitano a sfruttare l’occasione per invitare Kitty e Amy (le due ragazze) nel loro appartamento. Per conoscere la zia brasiliana, naturalmente.

La felicità dei due ragazzi, che raggiunge vette mai esplorate quando le graziose accettano con piacere l’invito, non ha però lunga vita.

Un telegramma cancella l’arrivo della zietta, vanificando la scusa dei due.

Cosa fare?

Rinunciare alla conquista?

Giammai!

A Carlo e Giacomo viene un’idea geniale. Un loro amico, Federico, brillante e spigliato artista in erba, deve partecipare alla recita universitaria di fine anno. Indossando un abito da donna.

Perché non dare una “prima” memorabile alla commedia?

Presto detto. Federico viene allegramente reclutato per la parte di Donna Lucia.

Zia Federica … cioè … zia Lucia contribuirà in corpo o in “spirito” al corteggiamento.

Quanto sarà efficace la performance dell’aspirante attore, lo sapremo solo dopo esserci divertiti vedendolo prendere in giro, per una buona causa!, le povere Kitty ed Amy. E forse scopriremo se anche Giacomo e Carlo sopravvivranno alla conoscenza della buona, vecchia zia Fede … Lucia. Ma a proposito … e quella vera? Che fine avrà fatto?

Brandon Thomas nasce a Liverpool nel 1856 e muore a Londra nel 1914.

La sua carriera inizia nell’ambito delle costruzioni navali, studiando ingegneria civile, ma ben presto, lascia quella strada per lanciarsi nell’affascinante mondo dello spettacolo. Diventa un attore comico molto bravo e a 35 anni, quasi per gioco, scrive per un amico attore una delle commedie più celebri del teatro inglese.

È il successo immediato e clamoroso, che nessuno si aspettava, probabilmente neppure lui.

Un’apoteosi di risate che coinvolge tutto il mondo, perché così è estremamente facile in situazioni, gag, e battute esplosive riconoscerne una parte per ogni cultura e per ogni persona, che è impossibile – veramente impossibile – non sganasciarsi assistendo allo svolgersi della sua storia così spensieratamente e sinceramente divertente.

Gli altri lavori teatrali composti in seguito da Thomas sulla scia del primo successo, ottengono altresì il favore del pubblico, ma nulla di paragonabile a “Charley’s Aunt”.

Sabato 13

La Dama di Chez Maxim

Di George Feydeau

Compagnia teatrale  Arte Povera

Regia di Francesco Boschiero Commedia in 3 atti

Monsieur Luciano Petypon è un inappuntabile quanto irreprensibile medico sposato. Un mattino, dopo una notte di bagordi, la definizione che ha di se stesso vira leggermente diventando “infedele quanto  poco irreprensibile medico sposato”. Infatti nel letto accanto a se non c’è sua moglie a dargli il buongiorno, ma  Môme Crevette, ballerina del Moulin Rouge.

Nascondere la scappatella alla moglie sembra impresa impossibile, soprattutto quando il medico si vede costretto a presentare la signora come sua consorte ad una cerimonia di matrimonio. Solo il suo amico di sempre, il Dr. Mongicourt, è a conoscenza della spinosa situazione, e lo aiuta nella menzogna più importante della sua vita. A rendere ancora più surreale la situazione, gli ospiti che conoscono la deliziosa Madame Petypon (ballerina) al matrimonio, sono assolutamente affascinati da lei e dalle sue angeliche maniere, e le donne guardano alla sofisticata parigina come ad un ideale da seguire.

Da questa situazione grottesca, riusciranno a scampare incolumi il povero medico e il suo troppo gentile amico? E la graziosa donzella? Che ne sarà di lei?

Georges Feydeau nasce a Parigi nel 1862 da una famiglia di letterati. Molto precoce, è subito evidente la sua predilezione per la satira e la commedia.

Diventerà presto un commediografo, specializzato soprattutto nelle farse (atti unici, rappresentati a fine serata dopo drammi o tragedie, per rallegrare il pubblico; spesso musicate) e nelle vauvilles (all’epoca il termine indicava una commedia leggera, dalla comicità tutta esteriore).

L’assenza di commozione per la sorte dei suoi personaggi lo ha fatto diventare uno dei più grandi commediografi francesi di stampo comico moralistico dopo Molière.

I suoi personaggi non sono maschere o tipi eccezionalmente originali. Sono persone comuni che si imbattono in un fatto stravagante che loro dovranno gestire al meglio, tra scene di panico e attimi di tranquillità apparente.

Il virtuosismo di Feydeau lo guida nei movimenti vorticosi di questi personaggi con logica ferrea, fino ad arrivare all’assurdo e al surreale, scopo originale dello scrittore.

Le sue satire sono divertenti proprio perché non vi è neppure bisogno di ricercarne il lato buffo.

Il suo carattere analitico, lo porta ad essere giudice spietato della sua stessa società. Feydeau dipinge la realtà esattamente per quella che è senza aver bisogno alcuno di ingegnosi giochi machiavellici.

La comicità proviene proprio da qui.

Muore nel 1921 per una grave malattia mentale. (…)

Sabato 20

La donna di testa debole

Di Carlo Goldoni

Compagnia teatrale Fata Morgana

Regia di Fabrizio De Grandis Commedia in 5 atti

Quando si dice che liberarsi dei mariti noiosi fa bene all’anima …

Donna Violante si ritrova ricca e libera per la prima volta da anni. Suo marito, bigotto e austero, è morto, lasciandole la possibilità di divertirsi come non aveva mai potuto fare prima.

Ubriaca di felicità, la donna mostra immediatamente segni di demenza, cercando di recuperare in poco tempo tutto (e dico proprio tutto) quello che si era persa in anni e anni di confino morigerato.

Apre la casa alle feste e alle conversazioni, convinta di fare la gran dama. Per essere alla moda assume un precettore per farsi insegnare la letteratura e la poesia.

Si lascia convincere di essere la reincarnazione di Dante, di essere Cleopatra rediviva e tutta una serie di altre sciocchezze. Si circonda di cicisbei e leccapiedi che non fanno altro che adularla davanti e riderne alle spalle. Felice e contenta come una vera e propria allocca, si lascia circuire anche da chi la vede solo come un bel portafoglio ripieno.

In mezzo a tutto questo, solo due persone sono sincere. Lo zio Pantalone che cerca di farla tornare in sé e don Fausto che (incredibilmente) la ama sinceramente.

Chi vincerà nell’epica battaglia tra stupidità e ragione? Io punto su …

Carlo Goldoni nasce a Venezia nel 1707 da nobile famiglia di origini modenesi. Il teatro è una passione di famiglia, che sboccia naturalmente in Carlo fin da bambino.

Studia retorica a Perugia e poi filosofia a Rimini, ma la passione per il teatro è come una malattia incurabile, che lo porta prepotentemente a cercarne il mondo.

Riprova ad allontanarsene studiando diritto a Pavia, ma anche qui il teatro lo insegue.

Si cerca un lavoro, e in seguito si trasferisce. Alla morte del padre, si laurea in legge e apre uno studio a Venezia.

A corto di clienti ritrova la passione che lo attendeva pazientemente.

Durante tutto il corso della sua lunga vita, scrive furiosamente con l’intento di rinnovare la decadente Commedia dell’arte. E ci riesce divenendo uno dei più grandi commediografi di tutti i tempi e attirandosi il rancore e l’invidia di molti attraverso alterne fortune.

Muore povero in canna (come quasi tutti i “più grandi di tutti i tempi”) nel 1793.

Sabato 27

Mato per le done

Di Enzo Duse

Compagnia teatrale El Garanghero

Regia di Paolo Giacomini Commedia in 3 atti

Ulisse Crovato è un edonista convinto e irriducibile. Ha sacrificato in nome della varietà e del divertimento il rapporto con moglie e figlia, passando anni a correre dietro a donzelle più o meno virtuose (…) e spendendo e spandendo soldi e carezze ai quattro venti.

È emigrato in America. Ha fatto fortuna e si è sollazzato alla follia.

Ora, dopo aver trascorso una vita vuota e fatua, circondato solo da donne che poteva pagare e poi mollare, decide sia arrivato il momento di riallacciare i rapporti almeno con la figlia che aveva abbandonato alla nascita. Si mette così alla sua ricerca, tornando a casa; ignorando che la ragazza lasciata vent’anni prima, lo cerca a sua volta.

Lo scontrarsi di queste due volontà testarde che si specchiano l’una nell’altra come facce della stessa medaglia, darà vita alla storia, che non esiterà a presentare un conto molto salato al padre fedifrago, quando comparirà sulla scena anche la moglie piantata. Il tempo delle spiegazioni allora arriverà suonando la tromba. E sarà un bel concerto.

Enzo Duse nasce a Villadose (RO) nel 1901 da una famiglia di proprietari terrieri. Nel corso dell’infanzia, a causa del lavoro del padre avvocato, si trasferisce prima a Rovigo, poi a Venezia, sua città d’elezione.

Diviene ben presto, grazie alla sua penna sciolta, un brillante giornalista (a 18 anni era già redattore), professione che lo accompagnerà per tutta la vita. La vocazione del teatro lo porterà nel frattempo a scrivere commedie che vogliono fondere il genere realista a quello caricaturale, con accenti moralistici.

Convinto liberale, durante il fascismo deve vedersela con il regime che non vede di buon occhio le sue idee. Dalla caduta del fascismo (1943), entra nel comitato di direzione del Gazzettino, cosa che gli costa, con il successivo ritorno del fascismo repubblicano, una condanna a dieci anni alla quale riesce a sfuggire solo nascondendosi. Entrato così nella resistenza, collabora con il Comitato di Liberazione Nazionale di Udine.

Nel dopoguerra, diventa direttore responsabile di Veneto Liberale, del Giornale delle Venezie e fino al 1950 della Gazzetta Veneta.

Nel frattempo continua a scrivere commedie in italiano e veneto, incessantemente, fino alla morte avvenuta nel 1963 a Venezia.

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