2008


La rassegna 2008 ha raccolto ben 284 opere in concorso.

La Commissione Giudicatrice si è riunita giovedì 23 ottobre per assegnare i vari premi, dopo attenta ed approfondita analisi delle opere.

La mostra è allestita presso il Centro Polifunzionale, ed è aperta al pubblico dal 2 al 16 novembre, negli orari sotto indicati.

— ORARI VISITE —

Dal 2 al 16 novembre 2008

Giovedì e Venerdì dalle ore 17.00 alle 20.00

Sabati dalle ore 17.00 alle 22.00

Domeniche dalle ore 10.00 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 20.00

– ingresso libero –

Cerimonia di premiazione Domenica 16 novembre ore 16.00



19°premio nazionale di pittura

16°premio nazionale di grafica

6°premio nazionale di acquerello

Sfogliando il catalogo delle opere presentate quest’anno alla 19° edizione del PNP “PdV”, non si può fare a meno di notare che qualcosa è cambiato rispetto agli anni precedenti; e non mi riferisco al fatto che il numero dei partecipanti è minore o alla mancanza di diversi veterani del Concorso, o ancora al fatto che il numero stesso dei premi quest’anno si è ridotto. È l’atmosfera ad essere cambiata, perché quest’anno il figurativo fa da padrone tra i vincitori.

L’abitudine di camminare per stanze astratte dai colori più o meno vivaci si è un poco persa in favore di bucoliche immagini agresti, rigogliose figure umane e curiosi mondi di fantasmagorica provenienza.

Quest’anno la mostra si riscopre più intima e raccolta con sofisticati dettagli di astratta derivazione che si accostano ad allegre interpretazioni naturalistiche che ricordano stili e suggeriscono accostamenti letterari. Il primo premio ne è un esempio. Con uno stile apparentemente retrò, Mazza gioca di specchi per creare un’affascinante racconto di vita, suggerendo a colui che si raccoglie in contemplazione, una stanza molto più grande della reale dimensione della tela, che nella più pura intenzione trompe l’oeil diviene portale per altri mondi, dalla realtà molto più complessa del previsto. Il riflesso in primo piano suggerisce infatti che se solo noi fossimo in grado di staccare l’occhio da ciò che la tela ci offre, voltandoci vedremmo il pittore stesso, intento a spiare attraverso una finestra la composizione che avevamo lasciato davanti a noi. La realtà del pittore si compone così con la nostra, ammiccando con la bravura della tecnica e la sapienza figurativa a coloro che vedono nell’arte lo specchio dell’anima.

Il secondo premio impone la lezione che si può fare “figura” senza per questo essere figurativi alla maniera “antica”. Qui l’uomo è visto come forma indispensabile del quadro, rilucente protagonista nonostante tutto, sempre sul punto di voltare l’angolo verso un futuro diverso.

Il terzo premio invece è fiero portavoce dell’astrattismo più puro, dove le intenzioni dell’artista si leggono come una lettera di sfida nel titolo. Qui ciò che conta non è ciò che il quadro mostra di se o lascia intuire dietro a se, ma la perfetta composizione dei pesi e degli spazi, che giocano alteri e preziosi su un livello fatto di armonico calcolo e sibillini sottintesi. Per amatori. Resta il fatto che brontolare che non si riesce a farsi piacere questo quadro, non è motivo valido per non riconoscerne il perfetto bilanciamento interno. Meraviglioso Mondrian insegna.

Il quarto premio è poi quello che tutti vorremmo in casa. Sinfonia di toni, resi con delicato senso per la linea e la natura, il tutto avvolto da notevole tecnica e curiosa scelta di piani, quasi a voler spingere lo spettatore a non fermarsi alla superficie del quadro stesso per perdersi direttamente là da dove quegli ammiccanti sassi sono venuti.

L’acquerello, quest’edizione orfano di un secondo premio, si è rivelato come al solito ricco di spunti da elogiare e dipinti da ammirare per la tecnica e l’inventiva fantastica.

Il quadro premiato è poesia pura. Basta porcisi dinnanzi con la mente aperta ai suoi sussurri fantastici, e ci si ritrova in pieno “Casablanca” o “Via col vento” per l’aura profondamente romantica che la pittrice ha saputo infondere con una tecnica sapiente e complessa soffusa della sua stessa anima. L’atmosfera carica di pathos riempie l’aria rossa che sembra isolare e unire allo stesso tempo le due figure, quasi evocazioni dell’aria stessa.

La grafica per sua parte, soffre sempre della carenza di solide scuole e di ferventi allievi e quindi si rivela di anno in anno sempre non proprio prolifica di vere opere grafiche. Tuttavia il livello si mantiene sempre costante e la partecipazione e il seguito, seppur timido, sono degne di note e plauso, anzi forse anche di più.

L’opera premiata della sezione grafica non sarà per i veterani del concorso una novità nel nome del suo ideatore, ma di certo è sintomo di ciò che la rassegna ha significato negli anni. Il maestro Baldassin, autore non noto, quasi “leggendario” negli annali della mostra, ci ha sorpreso ancora una volta con l’evoluzione del suo stile che da figurativo ancora l’anno passato si è andato a maturare in un ardito omaggio alle possibilità dell’incisione. “Segni in libertà” è un orgoglioso atto di consapevolezza, ancora più forte ora che il suo autore ha trovato la pace tra la sua anima grafica e quella pittorica.


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