Paesi, penne, colori ed elio leggero

palloncini 17-3

In tutta sincerità, non so davvero se i palloncini siano ancora gonfiati ad elio, oppure si sia trovata qualche strana miscela profumata di primavera (il profumo d’estate sa di sudore e aria ferma, per me, quindi passatemi la confusione stagionale, via) con un retrogusto di venticello leggero e fresco per sostituirlo, ma il 29 Giugno i colori ci saranno sicuramente, così come i paesi che nelle loro molteplici interpretazioni rappresentano il tema che quest’anno abbiamo affidato ai bambini delle nostre scuole elementari e le penne che inevitabilmente non scriveranno quando solo dieci minuti prima funzionavano perfettamente.

Oh. E noi. Anche noi, ci saremo.

Voi pure?

Lo immaginavo ^^

Pantaloni da accorciare e cose così

Sentendo l’improvvisa compulsione di trovarmi un sarto per farmi sistemare questi pantaloni un po’ lunghi, ho spulciato tra i nomi della mia rubrica, e ho trovato un de.li.zio.so “Sarto per Signora” sotto la lettera T.

Tanto è caruccio, il caro sarto, che ho deciso di condividere il contatto con voi, aggiungendo anche una breve descrizione giusto per essere generosa. Siatemene grati.

PS. Vi ricordo che IL SARTO non accetta prenotazioni, ma che potete mettervi in fila per farvi prendere le misure dalle 20.15 di domani sera (sabato, se siete calendario-imbranati come ogni tanto la sottoscritta si ritrova ad essere).

Aghi e filo a voi.

SARTO PER SIGNORA

di Georges Feydeau, traduzione di R. Lerici

Regia di Monica Maccatrozzo

Sarto per Signora è una commedia esilarante che racconta del “farfallone” Dottor Moulineaux che, per nascondere una scappatella affitta un appartamento da un suo paziente. Quest’appartamento era l’atelier di una sarta così Moulineaux, per una serie di equivoci e per salvare la faccia davanti alla moglie ed all’inviperita suocera, diventa un famoso sarto per signore. Così fra clienti pretenziose e vecchie amanti,
la vita del dottore diventa sempre più complicata, ma per sua fortuna un finale a sorpresa gli darà la possibilità di chiarire tutto e di riconciliarsi con la moglie.

Et Guerra Zia

[… Perchè scrivere “E guerra sia”, visto lo stato del mondo in cui viviamo, mi pareva di cattivo auspicio, ecco.]

 

La Guerra

di Carlo Goldoni,
regia di Giovanni Florio ed Enrico Spezie

È guerra! Le armate di Don Sigismondo conquistano la fortezza di Don Egidio, catturando Donna Florida, la figlia del castellano. La prigioniera viene affidata al giovane alfiere Don Faustino e tra i due nemici nasce un sentimento inatteso. Tra l’amore e il dovere militare una seconda battaglia si combatte nei cuori dei due giovani. Intorno a loro si agita una folla di personaggi: avidi commissari d’armata, nobili spiantati e soldati fanfaroni in una battaglia combattuta a colpi di risate e gag surreali.

 

Come pot(r)ete ben vedere, a seguito delle molte preghiere e appelli, il nostro amato general Goldoni ha deciso di riconsiderare il suo ritiro dalle scene causa esaurimento di materiale tattico, ed è tornato a guidarci  in questa campagna militare per riconquistare la libertà di divertirci, cosa che assolutamente nessuno di noi ha fatto fin dal lontano marzo 2016 che oramai non è più neppure nei nostri libri di storia [e voglio ben vedere che lo sia…], da tanto lontano che è.

[Il popolo neghi risolutamente di essersi divertito anche solo una volta, perchè è risaputo che il general Goldoni soffrirebbe troppo se scoprisse che non è l’unico a far ridere le genti, e le genti amano il loro general Goldoni. La scribacchina concede il tempo di negare: ******!!! Bene, procediamo.]

Come siamo riusciti a scovare una commedia di Goldoni che non fosse ancora stata trasmessa sui nostri schermi, è un mistero che affonda le radici nella ricerca e nel c… nella fortuna di chi l’ha portata avanti.

Sta di fatto che è stata reperita la reliquia paragonabile solo al Santo Graal, perciò preparate rossetto e banconote perchè stasera andiamo in guerra.

[L’autrice concede il permesso di gioire.]

Ante Capĕre (o giù di lì)

Anticipare.

Questo è quello che sto facendo. Anticipo quello che avrei dovuto postare domani ma che invece posto oggi perchè altrimenti non anticiperei nulla, piuttosto  farei una diretta della serata.

E se qualcuno ha capito, i miei complimenti. Per tutti gli altri, domani metterò le dita su una tastiera pressappoco alla stessa ora in cui la commedia comincerà, o forse un po’ dopo, quindi potrei anche risparmiarmi l’usura delle creste digitali. PERCIO’ l’articolo promemoria lo faccio questa notte.

 

PENSIONE ‘O MARECHIARO’
di Valerio Di Piramo, regia di Roberto Zannolli

Mario e Carla Bortolini sono una coppia di Treviso che ha deciso di andare in ferie a Genova, scegliendo la “Pensione Marechiaro”per le allettanti caratteristiche decantate sul sito web, ma non rispecchia affatto quanto promesso, ed è inoltre gestita da una pittoresca, folcloristica ed espansiva famiglia di … napoletani.
Una girandola di incontri e scontri, di vecchie e nuove conoscenze, di rivelazioni e colpi di scena che sconvolgeranno amicizie, affetti e parentele.

 

Come al solito vi ricordo che la biglietteria aprirà alle 20.15 e la commedia inizierà alle 21.00.

7 sono le monete da 1 euro che dovrete contare se siete bambini grandi e vorrete venire a Teatro, 5 se siete bambini piccoli o bambinoni davvero molto, molto speciali. Per vostra fortuna, la biglietteria da resto, a differenza delle macchinette per il caffè. In monetine da 1 centesimo @_@

 

Spari nel buio

Brutto caso per il detective della omicidi di Cordignano Marzio Teatrato.

Dopo essere stata asfissiata quasi fatalmente da un raffreddore spietato, la cronista di rosa della testata giornalistica “Pro Loco Cordignano” è rimasta vittima di un brutto caso di influenza-sputa-polmoni, che ha compromesso le vie aeree già pesantemente provate chiudendo definitivamente l’afflusso di ossigeno al cervello della poveretta, risultando in una morte annunciata in 4 stagioni.

Il primo tentativo per trovare l’assassino dell’intelletto da tempo bacato ma ancora non completamente manchevole della poveretta, sarà tenuto questa sera, con una seduta spiritica dove si sparerà sul pubblico. La speranza è di colpire il colpevole giusto.

Tutti coloro che portano colpe addosso in forma di pietre o quel che è, sono invitati a partecipare. A tutti gli altri, buona fortuna e che la mira sia pessima. O che siate veloci a schivare, insomma.

La Fu.

 

Questo per dire che oggi comincia la Stagione Teatrale e io sono una comparsa scomparsa dalle scene che non ha più speranze di ritrovare la via verso la sala.

Stasera vedrete rappresentato:

SPARI NEL BUIO

di Giuliana Artico, da un’idea di Woody Allen, regia di Roberto Eramo e Giuliano Zannier

Non è un giallo ma sfrutta con leggerezza qualcuno dei suoi ingredienti. Se vi piace il gioco del Teatro nel Teatro, sarà pane per i vostri denti. Racconta di una compagnia teatrale che non trova finanziatori per il suo spettacolo e di una giovane attricetta in cerca della sua grande occasione. Si ride e si sorride ma anche la vita, quella vera, entra per un momento in scena.

Biglietteria aperta dalle 20.15

Interi 7,00 €

Ridotti 5,00 €

Lo spettacolo inizia alle 21.00 e ricordate che chi prima arriva meglio alloggia.

Buon divertimento!

L’usignolo che non c’è

Romano Bertelli
– Incontri in golena –

Bertelli - Incontri in golena

 

Come si astrae un oggetto?

Attraverso l’eliminazione del superfluo fino a giungere al cuore di ciò che si desidera sintetizzare, e con un segno, un colore o una forma, renderne il significato profondo.

Facile? Per niente, chiedete a Kandinsky. E Mondrian. E ad un sacco di altre brave persone molto intelligenti (e molto morte) che a loro tempo avevano capito che l’arte figurativa come era sempre stata fino a loro, non aveva ancora esplorato fino in fondo i confini della geometria e, appunto, dell’astrazione. Che poi si possa andare a questionare sull’astrazione matematica e sui risultati, estetici e di gusto, e le relazioni tra l’astrattismo e il cubismo, tanto per nominare una corrente post impressionista a caso e pescare quella che più analizza lo spazio, piuttosto che i fauve o i futuristi, o gli stessi puntinisti per esempio, dato che in ogni “stile” esiste un certo margine di astrazione della realtà … beh, non è comunque questa la sede adatta e io non sono la persona per voi. Ma l’idea, in sé, è geniale.

La materia, che fino a inizio secolo era fatta di superfici curve, diventa prima luce e poi colore. Poi si appiattisce e diventa forma. Ma ancora ci si domanda: è la forma che diventa concetto, o il concetto è già forma e noi si deve semplicemente indovinarlo?

Ritorniamo alla filosofia, e al fatto che io non sono davvero la persona per voi perché per quanto possa avere un’idea di quello di cui sto parlando, io banalizzo concetti e pensieri che sono fluiti nel corso dei secoli e in menti eccelse che, decisamente, non hanno nulla a che fare con me.

La mente è davvero una cosa spettacolare, no? Ha fatto capire all’uomo come usare quella cosa calda e maligna che bruciava l’erba e gli alberi, e che instillava tanta meraviglia e timore. Capire cosa poteva essere fatto con l’aria che usciva dalla bocca in suoni, e poi ha manipolato questi ultimi in sillabe, e parole, e frasi e poi le ha organizzate con ordine e una logica che poteva essere compresa e insegnata e tramandata. Ha reso possibile tradurre in segni quello che era importante raccontare agli altri. Ha reso possibile la caccia, ha migliorato la vita nelle caverne e ha iniziato quello che sarebbe stato, e ancora è, il viaggio più sorprendente e terribile di tutti: quello della razza umana.

Certo, ci ha portato grandi dolori, ma anche grandi bellezze: filosofia, matematica, chimica, fisica, storia … e tutto, tutto quello che nasce dalla mente viene rispecchiato nell’arte.

E così, con il passare dei secoli, l’impulso quasi incontrollabile della mente umana di esprimere sé stessa, ha partorito concetti altissimi e commoventi pezzi di quella che ora noi riassumiamo come “arte”. Essa è passata dalla semplice utilità di “qui ci sono passato prima io” e “così si caccia uno gnù” (e sorvoliamo che non fossero gnù perché la parola mi piace e io non sono comunque una esperta perciò non posso essere accusata di dire falsità, quindi gnù sia), per poi andare a ricercare l’esempio e la consolazione degli Dèi, poi è scivolata a riflettere sulla perfezione di un Dio solo (e sì, prima che vi lamentiate, sto parlando solo dell’arte europea perché già così viene fuori un trattato, figurarsi se mi metto a blaterare di tutto il mondo …). Quindi si è fermata a considerare la Sua più incredibile creatura: l’uomo. Ha raccontato storie di grande coraggio e santità, per ispirare le genti a seguire la via del Bene supremo, e poi si è accorta che anche l’uomo stesso era una meraviglia degna di essere studiata e rappresentata. Dopodiché, soddisfatta la curiosità egocentrica (per quanto sia possibile per l’uomo smettere di essere egocentrico, certo), ha iniziato a ri-guardarsi intorno e a considerare anche il primo miracolo che il suo Creatore aveva lasciato per noi, e ha iniziato a prendere più sul serio quello che in passato era materia dei fisici e dei matematici.

Col passare del tempo, e l’evolversi del pensiero e della scienza, è diventata più di una rappresentazione della realtà ottica, e ha iniziato a porsi domande diverse: dall’esemplificazione fisica dell’oggetto o del concetto mistico, è diventata studio e comunicazione del concetto stesso. Astrazione.

Come lo è stata la matematica fin dall’inizio, tutto sommato, solo che all’arte ci sono voluti pressappoco 35000 anni in più, ma chi li conta quando il risultato è un Fontana?

Sta di fatto, che le varie correnti che hanno seguito questa linea di pensiero esistono e hanno fatto proseliti, e ora si vedono opere informali o giù di là a destra e a manca che poco hanno delle altezze dei loro antenati e molto dell’effimera pesantezza dell’epoca moderna. E non è una brutta cosa, badate bene.

Perché come ho implicato prima, la storia dell’arte non si può leggere disgiunta da quella del pensiero umano e il pensiero umano di adesso è sottile e indistinto per la maggior parte del tempo. Triste, opinione mia, ma difficilmente modificabile a breve.

Ma ritorniamo alla mia banalizzazione della storia della razza umana. Perché ho tediato tutti con questo futile e soggettivo discorso invece di parlare del quadro che è il protagonista di questo testo? Perché sono una vergognosa chiacchierona con una tastiera sotto le dita, ovviamente.

E perché, quando osservo un’opera di Bertelli, non posso fare a meno di vedere nelle sue pennellate e nei suoi soggetti tutto quello che c’è stato prima di lui, e tutto quello che questo per lui significa.

Ho parlato di astrazione. Sì. Io vedo l’idea estrapolare sé stessa dalla materia delle cose, in Bertelli. Vedo la realtà scavare un significato più profondo, nell’idea di loro stesse.

Nel quadro c’è un paesaggio, una sedia, un giornale, un girasole, una finestra che si apre su di un muro e una gabbia.

La gabbia, però, è vuota. E il paesaggio sembra fluire nel muro, e il muro sembra instillare il dubbio che forse, forse, non ci sia solo il muro, dentro quella superficie colorata.

E allora … Un muro è comunque muro se non assomiglia ad una superficie grigia e uniforme? O è muro anche se i colori vi si rincorrono dentro come fossero vivi, ornati di linee che raccontano le storie che il muro ha sperimentato? È la superficie, la cosa che deve essere raccontata, oppure è il passare del tempo, le storie testimoniate da essa, il vero protagonista del racconto?

Il quadro descrive, sì, una realtà. Ma se lo si guarda attentamente, ci si potrebbe chiedere “quale” realtà esso descriva: perché il (chiamiamolo) figurativo diventa astratto, e l’astratto diventa figurativo. È la realtà degli oggetti, allora, quella che racconta la storia del perché l’uccellino non è nella sua gabbia? O è quel muro fatto di colori e linee che lo fa?

L’usignolo che io mi immagino svolazzare nel giardino dietro la sedia che separa le due realtà del quadro assieme a quella spettacolare pianta rampicante grigio-blu che pare dividere, ma allo stesso unire i due piani del quadro, non è forse il vero protagonista? Il quadro racconta forse della sua fuga, con quel muro di astrazione delicata? Oppure narra di tutta la sua vita, del passato libero, e del suo essere alla mercé di fogli di giornale sul fondo di una gabbietta e un uomo seduto su una vecchia sedia di paglia, e semi di girasole che non avranno mai il sapore di quelli rubati mentre si sfreccia nel cielo? E l’uccellino è davvero un usignolo? O è un gufo, o un falco, o un canarino?

Bertelli la racconta così, la libertà. Quella sua, quella del suo soggetto, quella nostra nel vederci ciò che desideriamo.

L’astrazione diventa tempo vissuto, e la materia idee che si estendono ben al di là delle due dimensioni della tela. I muri sono astrazioni in divenire, i colori concetti sussurrati, le forme storie di avventure passate e possibilità future. E quella gabbia, sempre presente e sempre cara, parla di una libertà conquistata a duro prezzo, ma che libertà, e storia con lei, comunque è.

B. P.