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L’usignolo che non c’è

Romano Bertelli
– Incontri in golena –

Bertelli - Incontri in golena

 

Come si astrae un oggetto?

Attraverso l’eliminazione del superfluo fino a giungere al cuore di ciò che si desidera sintetizzare, e con un segno, un colore o una forma, renderne il significato profondo.

Facile? Per niente, chiedete a Kandinsky. E Mondrian. E ad un sacco di altre brave persone molto intelligenti (e molto morte) che a loro tempo avevano capito che l’arte figurativa come era sempre stata fino a loro, non aveva ancora esplorato fino in fondo i confini della geometria e, appunto, dell’astrazione. Che poi si possa andare a questionare sull’astrazione matematica e sui risultati, estetici e di gusto, e le relazioni tra l’astrattismo e il cubismo, tanto per nominare una corrente post impressionista a caso e pescare quella che più analizza lo spazio, piuttosto che i fauve o i futuristi, o gli stessi puntinisti per esempio, dato che in ogni “stile” esiste un certo margine di astrazione della realtà … beh, non è comunque questa la sede adatta e io non sono la persona per voi. Ma l’idea, in sé, è geniale.

La materia, che fino a inizio secolo era fatta di superfici curve, diventa prima luce e poi colore. Poi si appiattisce e diventa forma. Ma ancora ci si domanda: è la forma che diventa concetto, o il concetto è già forma e noi si deve semplicemente indovinarlo?

Ritorniamo alla filosofia, e al fatto che io non sono davvero la persona per voi perché per quanto possa avere un’idea di quello di cui sto parlando, io banalizzo concetti e pensieri che sono fluiti nel corso dei secoli e in menti eccelse che, decisamente, non hanno nulla a che fare con me.

La mente è davvero una cosa spettacolare, no? Ha fatto capire all’uomo come usare quella cosa calda e maligna che bruciava l’erba e gli alberi, e che instillava tanta meraviglia e timore. Capire cosa poteva essere fatto con l’aria che usciva dalla bocca in suoni, e poi ha manipolato questi ultimi in sillabe, e parole, e frasi e poi le ha organizzate con ordine e una logica che poteva essere compresa e insegnata e tramandata. Ha reso possibile tradurre in segni quello che era importante raccontare agli altri. Ha reso possibile la caccia, ha migliorato la vita nelle caverne e ha iniziato quello che sarebbe stato, e ancora è, il viaggio più sorprendente e terribile di tutti: quello della razza umana.

Certo, ci ha portato grandi dolori, ma anche grandi bellezze: filosofia, matematica, chimica, fisica, storia … e tutto, tutto quello che nasce dalla mente viene rispecchiato nell’arte.

E così, con il passare dei secoli, l’impulso quasi incontrollabile della mente umana di esprimere sé stessa, ha partorito concetti altissimi e commoventi pezzi di quella che ora noi riassumiamo come “arte”. Essa è passata dalla semplice utilità di “qui ci sono passato prima io” e “così si caccia uno gnù” (e sorvoliamo che non fossero gnù perché la parola mi piace e io non sono comunque una esperta perciò non posso essere accusata di dire falsità, quindi gnù sia), per poi andare a ricercare l’esempio e la consolazione degli Dèi, poi è scivolata a riflettere sulla perfezione di un Dio solo (e sì, prima che vi lamentiate, sto parlando solo dell’arte europea perché già così viene fuori un trattato, figurarsi se mi metto a blaterare di tutto il mondo …). Quindi si è fermata a considerare la Sua più incredibile creatura: l’uomo. Ha raccontato storie di grande coraggio e santità, per ispirare le genti a seguire la via del Bene supremo, e poi si è accorta che anche l’uomo stesso era una meraviglia degna di essere studiata e rappresentata. Dopodiché, soddisfatta la curiosità egocentrica (per quanto sia possibile per l’uomo smettere di essere egocentrico, certo), ha iniziato a ri-guardarsi intorno e a considerare anche il primo miracolo che il suo Creatore aveva lasciato per noi, e ha iniziato a prendere più sul serio quello che in passato era materia dei fisici e dei matematici.

Col passare del tempo, e l’evolversi del pensiero e della scienza, è diventata più di una rappresentazione della realtà ottica, e ha iniziato a porsi domande diverse: dall’esemplificazione fisica dell’oggetto o del concetto mistico, è diventata studio e comunicazione del concetto stesso. Astrazione.

Come lo è stata la matematica fin dall’inizio, tutto sommato, solo che all’arte ci sono voluti pressappoco 35000 anni in più, ma chi li conta quando il risultato è un Fontana?

Sta di fatto, che le varie correnti che hanno seguito questa linea di pensiero esistono e hanno fatto proseliti, e ora si vedono opere informali o giù di là a destra e a manca che poco hanno delle altezze dei loro antenati e molto dell’effimera pesantezza dell’epoca moderna. E non è una brutta cosa, badate bene.

Perché come ho implicato prima, la storia dell’arte non si può leggere disgiunta da quella del pensiero umano e il pensiero umano di adesso è sottile e indistinto per la maggior parte del tempo. Triste, opinione mia, ma difficilmente modificabile a breve.

Ma ritorniamo alla mia banalizzazione della storia della razza umana. Perché ho tediato tutti con questo futile e soggettivo discorso invece di parlare del quadro che è il protagonista di questo testo? Perché sono una vergognosa chiacchierona con una tastiera sotto le dita, ovviamente.

E perché, quando osservo un’opera di Bertelli, non posso fare a meno di vedere nelle sue pennellate e nei suoi soggetti tutto quello che c’è stato prima di lui, e tutto quello che questo per lui significa.

Ho parlato di astrazione. Sì. Io vedo l’idea estrapolare sé stessa dalla materia delle cose, in Bertelli. Vedo la realtà scavare un significato più profondo, nell’idea di loro stesse.

Nel quadro c’è un paesaggio, una sedia, un giornale, un girasole, una finestra che si apre su di un muro e una gabbia.

La gabbia, però, è vuota. E il paesaggio sembra fluire nel muro, e il muro sembra instillare il dubbio che forse, forse, non ci sia solo il muro, dentro quella superficie colorata.

E allora … Un muro è comunque muro se non assomiglia ad una superficie grigia e uniforme? O è muro anche se i colori vi si rincorrono dentro come fossero vivi, ornati di linee che raccontano le storie che il muro ha sperimentato? È la superficie, la cosa che deve essere raccontata, oppure è il passare del tempo, le storie testimoniate da essa, il vero protagonista del racconto?

Il quadro descrive, sì, una realtà. Ma se lo si guarda attentamente, ci si potrebbe chiedere “quale” realtà esso descriva: perché il (chiamiamolo) figurativo diventa astratto, e l’astratto diventa figurativo. È la realtà degli oggetti, allora, quella che racconta la storia del perché l’uccellino non è nella sua gabbia? O è quel muro fatto di colori e linee che lo fa?

L’usignolo che io mi immagino svolazzare nel giardino dietro la sedia che separa le due realtà del quadro assieme a quella spettacolare pianta rampicante grigio-blu che pare dividere, ma allo stesso unire i due piani del quadro, non è forse il vero protagonista? Il quadro racconta forse della sua fuga, con quel muro di astrazione delicata? Oppure narra di tutta la sua vita, del passato libero, e del suo essere alla mercé di fogli di giornale sul fondo di una gabbietta e un uomo seduto su una vecchia sedia di paglia, e semi di girasole che non avranno mai il sapore di quelli rubati mentre si sfreccia nel cielo? E l’uccellino è davvero un usignolo? O è un gufo, o un falco, o un canarino?

Bertelli la racconta così, la libertà. Quella sua, quella del suo soggetto, quella nostra nel vederci ciò che desideriamo.

L’astrazione diventa tempo vissuto, e la materia idee che si estendono ben al di là delle due dimensioni della tela. I muri sono astrazioni in divenire, i colori concetti sussurrati, le forme storie di avventure passate e possibilità future. E quella gabbia, sempre presente e sempre cara, parla di una libertà conquistata a duro prezzo, ma che libertà, e storia con lei, comunque è.

B. P.

A 2/3 del cammin …

… Così ho pensato di riscrivere la Divina Commedia, e oggi son qui a darvene una preview (ovvero: visto che internazionalmente idiota sono?).

A 2/3 del cammin di nostro Premio,

mi ritrovai tra le mani un elenco oscuro

ché il numero primo era smarrito.

Ahi!(…) Quant’è lungo dire è cosa dura

esto Premio selvaggio e aspro e stanco

che nelle dita rinova la paura!

Bello, no?

No?

Va beh. A parte il tentativo di farvi venire un colpo apoplettico e cercare di far girare almeno 3 volte nella tomba le ossa di Dante, siamo davvero a 2/3 della Mostra, e io ho davvero un elenco che mi ci è voluto un secolo e molti discorsi con me stessa sul dovere a 2/3 dall’essere pronto dall’annunciare il vincitore del nostro piccolo concorso collaterale (e il fatto che mio padre abbia avuto pietà di me e mi abbia sollevato di una parte dello scrutinio ne è il più spettacolare testamento).

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Comunque … ho finito le schede che il nostro riverito e adorato pubblico ha consegnato fino a domenica sera (… beh, tecnicamente martedì mattina, dato che gli amici della casa di riposo S.Pio X sono venuti a trovarci allora) e ho pensato che magari potevano interessare a qualcuno i risultati preliminari, giusto … per avere tempo di prepararsi e decidere di venire alla premiazione, invece di mandare qualcun altro …?

Beh. 270 schede, forse più del doppio di votanti? Non tutti hanno fatto le scelte da soli, molti hanno compilato la scheda in coppia o in famiglia, ed eccole qui. ^^

Scelti da voi – Aggiornato a martedì 15 novembre 2016

Quando avrò i risultati finali, vi metto i risultati in ordine di preferenze e annuncerò i vincitori. Se non siete soddisfatti dei risultati, vi suggerisco di venire in incognito (la seconda e la terza volta, la prima non occorre) e di portare tanta compagnia, sempre in incognito, sempre la seconda e la terza volta.

Per questioni di tempo, le votazioni chiuderanno sabato sera, quando io e la mia vasta associazione torneremo a casa dopo aver chiuso la Mostra alle 19:30.

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Verbale giuria 2016

Siori e Siore …

Mel batte Venezia 1600,oo a 0,oo!

Oggi si è svolta la partita del secolo!

 

… No, non avete sbagliato sito.

… NO. Neppure io ho sbagliato sito!

Semplicemente la scelta fatta dal Signor Pittor Busana Isidoro è quella vincente, perchè in effetti questo è quanto: una scelta tra Golia e Davide. E Davide ha vinto come nella più classica e santa delle tradizioni.

… No, non sto neppure descrivendo visioni dovute a funghi allucinogeni: del PRIMO PREMIO del Concorso di quest’anno, è questo di cui sto parlando. … E della lotta sanguinosa che si è svolta per decidere quale quadro presentare al Giudizio divino, ovvero tra una veduta di Venezia e una di Mel.

Marito (ovvero Mel-barra-Davide) ha vinto. Moglie (ovvero Venezia-barra-Golia) ha perso.

Congratulazioni al Marito e a tutti coloro che hanno partecipato (ma soprattutto a quelli che sono elencati qui sotto)!

Ma passiamo all’ufficialità, che se no non mi credete.

 

PRO LOCO CORDIGNANO

con il Patrocinio di:

Regione del Veneto

Provincia di Treviso

Comune di Cordignano

Comitato Pro Loco UNPLI Veneto

Comitato Pro Loco UNPLI Treviso

Consorzio Pro Loco Prealpi

ed il contributo di:

Comune di Cordignano

27° PREMIO NAZIONALE DI PITTURA “PIERO DELLA VALENTINA”

24° PREMIO NAZIONALE DI GRAFICA “COMUNE DI CORDIGNANO”

14° PREMIO NAZIONALE DI ACQUERELLO

 

VERBALE DELLA GIURIA

            Il giorno diciannove del mese di ottobre dell’anno duemilasedici, alle ore 09.00, si è riunita a Cordignano TV presso la sede del concorso, la Commissione Giudicatrice del 27° Premio Nazionale di Pittura “Piero Della Valentina” – 24° Premio Nazionale di Grafica “Comune di Cordignano” – 14° Premio Nazionale di Acquerello composta da:

ANTONELLA ALBAN – Critico d’arte – Belluno

ANTONELLA IOZZO – Critico d’arte – Trento

LORENZO MICHELLI – Critico d’arte – Trieste

 

La Commissione ha visionato i 173 dipinti presentati da altrettanti Autori al 27° Premio Nazionale di Pittura “Piero Della Valentina”.

Dopo attento esame, la Commissione ha selezionato 18 opere ritenute degne di riconoscimento, procedendo all’assegnazione dei premi nel seguente ordine:

1° PREMIO – all’opera n°143 dal titolo “Ricordi” di ISIDORO BUSANA – Mel (BL) – con la seguente motivazione: “Una pittura che costruisce spazio e tempo, dando materia al ricordo e al vissuto e raggiungendo così un alto livello poetico.”

2° PREMIO – all’opera n°123 dal titolo “Interno” di GIAMPIETRO CAVEDON – Marano Vicentino (VI) – con la seguente motivazione: “Racconto lirico che diventa visione scatenando un labirinto di emozioni.”

3° PREMIO – all’opera n°127 dal titolo “Interno giorno” di GIUSEPPE FOCHESATO – Schio (VI) – con la seguente motivazione: “Per aver eternizzato l’attimo e valorizzato la poesia della quotidianità.”

4° PREMIO – ex aequo – alle opere:

n°25 dal titolo “Strada periferica” di CLAUDIO POMPEO – Colfosco (TV) – con la seguente motivazione: “Per aver trasfigurato il rapporto tra uomo e natura con una impostazione tradizionale in chiave contemporanea.”

n°66 dal titolo “Attesa” di SILVIO ZAGO – Cavarzere (VE) – con la seguente motivazione: “Per aver dato movimento alla staticità con linee e gruppi di colore, giocando quindi con una dualità.”

n°82 dal titolo “Casoni in laguna” di MARINA MIAN – San Gaetano (Caorle – VE) – con la seguente motivazione: “L’atmosfera sospesa della laguna viene definita attraverso effetti luminescenti coniugati alla cura per il dettaglio.”

n°86 dal titolo “Inizio del nuovo giorno” di BRUNO CESELIN – Divignano (NO) – con la seguente motivazione: “Per il forte taglio prospettico che ci proietta figure e ombre in controluce, dove l’identità è una dimensione.”

n°150 dal titolo “Gioco di riflessi” di FLAVIA FORLIN – Cison di Valmarino (TV) – con la seguente motivazione: “Per l’eccezionale gioco di trasparenze e sovrapposizioni di piani che creano un elegante frammento di raffinata quotidianità.”

5° PREMIO – ex aequo – alle opere:

n°2 dal titolo “Valdibisenzio” di MARIO ANIELLO – Prato (PO) – con la seguente motivazione: “La costruzione architettonica iperrealistica si fonde per colore e forme al retrostante paesaggio, creando un’unica visione di insieme.”

n°119 dal titolo “Incontri” di ELIO CARNEVALI – Pegognaga (MN) – con la seguente motivazione: “Una verticalità che va oltre i confini reali della tela, giocata con mezze tinte per accentuare l’atmosfera surreale.”

 

TARGA Provincia di Treviso – Premio speciale della Giuria assegnato all’opera n°45 dal titolo “Vespa “Barchetta” anni ‘50” di ANDREA MAZZOLI – Maniago (PN)con la seguente motivazione: “Le stratificazioni cromatiche dello sfondo mettono in primo piano il soggetto, icona del tempo passato.”

 

TARGA Pro Loco Cordignano – Premio speciale della Giuria assegnato all’opera n°40 dal titolo “Fusione naturale” di PIETRO MASI – San Pietro di Feletto (TV)con la seguente motivazione: “Per la ricerca espressiva innovativa, che traduce in modo surreale l’unione tra uomo e donna.”

 

Sono state inoltre segnalate le opere:

n°17 dal titolo “La quiete dopo la grande piena” di GALIA NYDZA – Conegliano (TV)

n°32 dal titolo “Sospiri cromatici” di SONIA MARTINI – Treviso

n°62 dal titolo “Quaderni di viaggio” di NIVE ANOSTINI – Adria (RO)

n°98 dal titolo “Percorsi” di NEVIO CANTON – Fiume Veneto (PN)

n°131 dal titolo “Nella campagna friulana” di VALTER ZARAMELLA – Cordenons (PN)

n°139 “Urlo di dolore” ROSANNA CASAGRANDE – Conegliano (TV)

 

La Commissione ha preso in esame successivamente le 69 opere partecipanti al 14° Premio Nazionale di Acquerello.

1° PREMIO all’opera n°62 dal titolo “Luci” di LAURA PIZZATO – Cordenons (PN) – con la seguente motivazione: “Controllo e rigore per un’opera dal taglio prospettico drammatico.”

2° PREMIO all’opera n°36 dal titolo “Garden party n°1” di SANDRA DI LENARDO – Basagliapenta (UD) – con la seguente motivazione: “Per l’eccezionale tecnica minuziosa e accurata nella resa dei particolari e della profondità.”

 

Sono state inoltre segnalate le opere:

n°10 dal titolo “Sospeso” di ALESSANDRO PETTI – Padova

n°26 dal titolo “Nudo n°1” di ANDREA ZUPPA – Due Carrare (PD)

n°40 dal titolo “Primi colori” di MARIO FACCHIN – Trichiana (BL)

n°49 dal titolo “La stazione di Milano” di SONIA BOMBEN – Porcia (PN)

n°64 dal titolo “Scorcio veneziano 2” di CARLO CELSO – Cappella Maggiore (TV)

 

Della rosa delle opere scelte dalla giuria fanno parte anche:

n°22 dal titolo “Scogliera” di FRANCA SARTOR – Conegliano (TV)

n°61 dal titolo “Neve a Istanbul” di LAURA PIZZATO – Cordenons (PN)

 

La Commissione ha quindi esaminato le 28 opere partecipanti al 24° Premio Nazionale di Grafica “Comune di Cordignano”.

1° PREMIO all’opera n°24 dal titolo “La macchina del tempo” di PIER GIACOMO GALUPPO – Vicenza – con la seguente motivazione: “Per aver saputo cogliere il movimento del tempo attraverso una sovrapposizione di piani e linee che riconducono ad un’idea cosmogonica.”

2° PREMIO all’opera n°1 dal titolo “Ricordi” di GIANNA GIACOMIN – Marcon (VE) – con la seguente motivazione: “La quotidianità diventa icona grazie ad effetti luminosi che enfatizzano l’attimo.”

 

Sono state inoltre segnalate le opere:

n°3 dal titolo “Pausa pranzo” di CESARE BALDASSIN – Cordignano (TV)

n°14 dal titolo “Scorci in miniatura” di GIOVANNI BOTTEGA – San Vendemiano – (TV)

n°21 dal titolo “Nudo femminile” di ANNALISA MARSON – Ghirano di Prata (PN)

n°25 dal titolo “Attacco militare tedesco sulla strada verso Minsk” di TIZIANO TOSCANI – Cordignano (TV)

 

La Giuria esprime grande apprezzamento per la passione e l’impegno dell’organizzazione e per l’alta qualità delle opere partecipanti.

 

La Commissione Giudicatrice chiude i lavori alle ore 12.00.

Letto, approvato e sottoscritto.

 

ANTONELLA ALBAN

ANTONELLA IOZZO

LORENZO MICHELLI

Cordignano, 19 ottobre 2016

 

Pitta, acquarellata e graffiata

copertina

E alla fine eccoci qui!

Pittura, acquerello e grafica tutti per voi!

Bando di Concorso 2016

Da domenica pomeriggio inizierò a inviare le mail con i bandi e lo farò in ordine alfabetico, intanto però ho pensato di darvi la possibilità di controllare tutto quello che è cambiato nel Premio dall’anno scorso (ovvero il verso del bando =_O) mentre io lavoro non per voi.

E dato che so che siete pigri, come al solito vi inserisco anche la scheda di partecipazione come allegato a parte.

Scheda

Nota di servizio: quest’anno ho deciso di fare la persona intelligente e sfruttare i mezzi a mia disposizione, quindi avviserò in faccia blu quando inizierò a spedire e a chi. ERGO … se per caso non arriva nulla, mandatemi un segnale di soccorso stile Lost (senza drammi annessi, grazie)

Grazie e a domani!

Baci

Ljn

In punta di pennello

PAOLO FEDELI Il tutto diventa pittura_cm 100x100

La pennellata di Fedeli è fatta di contrasti: accarezza lenta tetti che sfumano nel cielo, alberi che si riscoprono blu e ombre rarefatte, si sofferma attenta sulla composizione cogliendone tutte le singolarità aggiungendovi un tocco di magenta e una mela rossa con un’ombra rossa altrettanto; e poi crea mazzi di fiori con sintetici tocchi di nero secco e arancio piccolo. Accende la luce di bianco gelido, e pasce nella sua origine calda di Sole. Inspessisce il nero con campiture sorde, e poi lo rammenta intriso di colori. Disegna secchi cerchi grigi e un bicchiere nero e geometrico, per graffiarli di oro e colore che restituiscono loro volume, e poi li accosta a superfici voluminose di materia. Inserisce spazio e tempo tra i piani, e poi nega la dimensione appena creata aggiungendo tocchi di blu e rosa e rendendo il pulviscolo nell’aria schizzo di solvente capriccioso.

Il pennello dell’artista è libertà allo stato puro. Scorre leggiadro sulla superficie dipinta come la più delicata delle carezze, oppure affonda brusco e pesante nella o sulla superficie come uno strillo di rabbia silenziosa, una dichiarazione: fino a diventare un discorso completo, con pause, accelerazioni, asserzioni e sussurri, per poi negarlo e ricominciare daccapo. Il pennello dell’artista sfida la fisica, accende colori inaspettati in forme che non hanno dimensione se non quella del quadro a cui appartengono. È fatto di colore, peso, tempo e intenzione, ma non è limitato dalla materia perché mentre gocciola, scivola e si compatta, racconta la visione di un particolare mondo, momento, persona.

Può essere tutto e il contrario di tutto. Che lo si concepisca come affermazione o negazione della realtà, il pennello dell’artista porta tra le setole e il colore il segreto di una storia che sta a noi scoprire.

Scelti dal Pubblico

… E una volta tolto tutto il cerone dalla maschera da clown e ripresami dalla sconvolgente rivelazione (annuale) di essere stata scoperta come usignolo canterino e acidello che cinguetta in questo sito, eccomi qui a iniziare ad assolvere alle promesse che ho fatto oggi. Alle altre ci arriverò, per il momento accontentatevi di quello che i miei occhi ammiccanti stanchezza mi hanno permesso stasera.

E’ tempo di classifiche! E di motivazioni del pubblico, ma questo è probabilmente un tantino secondario, vista la timidezza dei nostri altresì volenterosi visitatori. Che hanno lavorati di X e puntini e sottolineature e classifiche (ebbene sì, pure quelle), ma che si sono fatti prendere dal pudore quando si è trattato di tracciare segni a forma di lettera e lettere a forma di parola e parole a … ok avete capito.

Il fatto è che non sono numerosissime, anche se ce ne sono abbastanza, diciamo. E devo (per correttezza) sottolineare che ho riportato solo le motivazioni riconducibili a dipinti particolari. Quelle generiche rivolte alla magnificenza della mostra non li ho trascritti.

Sono un po’ cotta, e il mio cervello lo è anche di più, quindi scusatemi se non ho messo in ordine crescente i quadri che sono stati “motivati” e non ho neppure cercato di capire come fare a convertire i documenti di word in pdf. Avrei giurato fosse una sciuocchezzuolità, invece il programma non collabora e la cosa tra le mie orecchie è carbonizzata quindi … E come immagini poi non si vede un tubo, figuratevi una parola e dei numeri. Mi raccomando quindi, non prendete questi dati per farne… non ho idea onestamente “cosa” potreste farne, ma vabbeh… io ve lo dico lo stesso.

Ma sto divagando con le giustificazioni. Eccovi i file.

Classifica

Motivazioni

Congratulazioni a tutti, e ricordate che ci sono stati molti visitatori, ma non tutti hanno giocato con noi e molti sono venuti in coppia o in gruppi, e solo uno o due ha accettato… Sto divagando di nuovo, perciò buona notte a voi e a me (soprattutto).

Baci post-trauma (anche detto “giorno della Premiazione e primo del ritiro delle opere”)

Venite e Guardate (26° edizione!)

“ La passione mantiene giovani.”

Chi lo disse stava probabilmente parlando di altro, ma questa affermazione si adatta perfettamente anche a coloro che da più di quarant’anni amano appassionatamente, a Cordignano, una delle forme di comunicazione più sublimi: l’Arte.

“L’arte appartiene alla categoria del linguaggio, quindi ogni opera, quadro o disegno, è una parola, la comunicazione di un pensiero, di un modo di concepire la vita che può essere diverso da persona a persona. Non è quindi assolutamente oggetto di arredamento, gingillo o “cosa” che riempia uno spazio nella stanza, ma è un fattore spirituale che può essere un “urlo” oppure un sussurro dolce, una parola amabile e tranquilla; è sempre una realtà che suscita emozione ma anche che comunica un pensiero e che esprime un mondo interiore. Parlare di opere d’arte, diceva Balthus, è tempo perso. Quando i critici gli chiedevano di parlare delle sue opere, lui rispondeva “Venite e guardate” poiché era convinto che su un’opera d’arte si potessero dire mille parole senza riuscire a presentarne l’essenza e la bellezza. Quindi bisogna porsi davanti al quadro con uno stato d’animo aperto e rispettoso, senza pregiudizi e precomprensioni di sorta.”

Questo è quello che mi ha detto Don Giacomo Raccanelli nel 2006, quando in preda al panico gli ho chiesto cosa avrei potuto scrivere nell’articolo sulla Mostra di Pittura di Cordignano, cosa nuova per la “me” di allora.

Certo. Nella Mostra e nel Premio che la crea, ero vissuta fin da piccola. Il mio tempo era diviso tra Giugno, con i vassoi che sfidavano il mio senso dell’equilibrio a battere la gravità, e Ottobre, quando mi trovavo a scappare dagli scorpioni e i ragni mostruosi che nelle stanze di Villa Brandolini da un anno all’altro proliferavano come conigli.

L’arte è sempre stata una compagna, una normalità. In vacanza i miei mi portavano a veder città, e i musei silenziosi e vuoti mi sono sempre piaciuti di più delle montagne piene di insetti e delle spiagge che portavano sudore e scottature. Ma non mi era mai passato per l’anticamera del cervello che un giorno, mi sarei trovata a presentare una Mostra. Anche se è LA Mostra.

Perciò ero là, terrorizzata, e in qualche modo, le parole sagge di Don Giacomo mi hanno sconvolto ancora di più.

Perché mi sono resa conto che di arte davvero non sapevo nulla e non avevo capito davvero niente di tutta la faccenda che mi stavo accingendo a commentare. Così, al tempo, ho preso carta e penna, e ho trascritto parola per parola quello che l’intimidatoria sapienza del pozzo di conoscenza conosciuto come Don Giacomo Raccanelli mi stava dispensando, perché credetemi quando vi dico che conoscere un appassionato d’arte è l’esperienza più emozionante e sconvolgente che una persona possa fare prima di amarla anch’egli.

Ora, a nove anni di distanza, non pretendo di comprendere l’arte di più, però una cosa l’ho capita. Un quadro è più delle forme che vi sono tracciate sopra, più del colore e più del soggetto. Un quadro è una finestra che permette di curiosare nella psiche di un’altra persona e, per simpatia anche in angoli nascosti di noi che fino a quel momento noi stessi non abbiamo saputo esistessero. È una riflessione. Una opportunità di conoscenza, un dono raro che consapevolmente o meno l’artista ci sta concedendo.

Per questo, la Mostra di Pittura è così importante. Per questo anche questa edizione si sta svolgendo, e per questo già appena due giorni dopo averla aperta così tanti visitatori sono venuti a vederla, e sono tornati per vederla di nuovo.

Perché un’opera d’arte non è mai uguale a se stessa. Un giorno il paesaggio che stai guardando sarà solo un paesaggio grazioso, con bei colori e una buona composizione, mentre il giorno dopo quello stesso paesaggio sarà un incubo, oppure la visione del paradiso. Un’opera d’arte non ha bisogno di essere interattiva, per poter comunicare con colui che la sta osservando. Perché come diceva Balthus è già comunicazione lei stessa. E la comunicazione implicitamente sottintende che ci siano un messaggio e un ricevente.

E allora siate il ricevente di questa nostra comunicazione affascinante, e portatela a casa con voi, e diffondetela quanto più possibile. Non ve ne pentirete, come non me ne sono pentita io.