Italia, Italia, Italia

Quando ero piccola, i miei genitori mi trascinavano sempre, una volta l’anno, ad un campo scout. Mio padre era capo scout e faceva giocare i ragazzi assicurandosi che non si facessero male nel frattempo, e mia madre gestiva la baracca. Come adesso, insomma.

Questo per dire … che mi si è suggerito di essere “concisa”, la prossima volta che aggiornavo il sito.

Sì, ridete pure, vi do il mio permesso. D’altronde, ho riso anche io in faccia al Presidente quando lo ha “suggerito”, poi gli ho detto di arrangiarsi se non gli stava bene quanto scrivevo.

Dato che sono qui e che sto sproloquiando gioiosamente, e che (per la cronaca) ho intenzione di farlo a lungo prima di arrivare al punto, immaginerete benissimo chi continuerà a non essere concisa nelle belle terre di Cordignano.

Allora.

Il Titolo di questo post e il mio racconto dei tempi passati hanno un perché. Voi sapete benissimo che anche la cosa più bizzarra che digito in questo rettangolo di mondo virtuale ha un perché.

Spero.

… Lo sapevate vero?

Durante i campi scout si faceva (fa?) l’alzabandiera e, all’urlo “San Giorgio, San Giorgio, San Giorgio!”, il popolo sull’attenti ribatteva (ribatte?) “Italia, Italia, Italia!”. Ora, al di là del fatto che gli scout inneggiano a San Giorgio perché è il loro santo patrono e che Italia è … beh =__= …  Al di là, dicevo, il precedente mio post, in cui vi ho sfornato il bando di concorso della prossima, imminente edizione del Premio di Pittura, Grafica ed Acquerello era intitolato “Premio, Premio, Premio” perciò l’occasione era troppo ghiotta per mancarla.

bandiera-italia

… E sì. Il mio senso dell’umorismo è contorto e acido (e nero, nero, nero), come già sapete con terribile, bellissima precisione (questo lo do per assodato, almeno).

Perciò, “concisa”.

Dunque, riflettiamo.

Wikipedia, santa enciclopedia dei poveri, cita Pulitzer a questo proposito: «Esprimi il tuo pensiero in modo conciso perché sia letto, in modo chiaro perché sia capito, in modo pittoresco perché sia ricordato e, soprattutto, in modo esatto perché i lettori siano guidati dalla sua luce.»

Ora. Mi ci vedete? Ad essere così generosa e altruista da darvi quello che volete subito e su di un piatto d’argento? Fosse almeno la testa di un fastidioso sobbillatore, allora potremmo pure metterci d’accordo, ma un pensiero chiarissimo che guidi come luce? Al massimo posso spegnervi il cerino che avete acceso voi. Molto più divertente e appagante.

Col pittoresco però ci siamo, credo possiamo tutti concordare su di questo.

Ma passiamo oltre.

Il dizionario della Treccani dice (e cito): concio agg. e s. m. [dal lat. concisus, part. pass. di concīdĕre «spezzare», comp. di con– e caedĕre «tagliare»]. – 1. agg. Breve, stringato, senza prolissità nell’espressione e nell’esposizione, detto dello stile, del modo di esprimersi di chi parla o scrive, e anche della persona stessa: lo stile del Machiavelli è c. senza mai essere oscuro; Tacito è uno scrittore c.; rispondi con precisione e cerca di essere conciso; questa prosa, asciutta, precisa e concisa, tutta pensiero e tutta cose (F. De Sanctis). 2. s. m. Volume di consultazione, spec. dizionario e sim., che raccoglie in un limitato numero di pagine una grande massa di informazioni o anche il contenuto di un’opera maggiore e più dettagliata. ◆ Avv. conciaménte, con concisione, con brevità espressiva: parlare, scrivere, riferire concisamente. ◆ Sin. e Contr. asciutto, compendioso, essenziale, laconico, secco, sintetico, stringato, succinto. ↔ ridondante, prolisso, verboso.

Poi di fianco rimanda a breviloquènte che, non so voi, ma a me dà una stretta al cuore e fa venir voglia di loquiare di più per dispetto. Ma questo non è per nessun motivo un breviloquio, quanto piuttosto una dissertazione sul mio essere “concisa”.

Esaminiamo allora un po’ che dice la definizione, e vediamo quanto mi si addica.

“Dal latino spezzare o tagliare”. Mmf. Beh, potrei dire che avere la capacità di tagliuzzare per iscritto una persona o un’idea che mi ha irritato, potrebbe essere anche una delle mie abilità più preziose e meno usate, dato che di solito “quella che dirige la baracca” pone il veto alla prima bozza di molte delle cose che scrivo per interagire col pubblico. Ed anche il concetto di tagliar corto non mi è estraneo. Soprattutto quando taglio corto con faccende che mi infastidiscono e battaglie che non ritengo valgano lo sforzo di litigare (cosa che odio). Se poi andiamo a spiluccare in “caedĕre” e la teniamo sul dialettico per il piacere di dialogare … immagino di poter rientrare, a livello puramente metaforico e con qualche contorsione stilistica di qui e di lì, nella descrizione del lavoro.

Tutta la descrizione … no. Direi di no. Le esemplificazioni neppure (una volta però mi hanno paragonato a Dostoevskij e ai romanzieri russi, se può servire).

… Anche se … in “volume da consultazione” … mmh.

Con “asciutto” e “secco” non vado d’accordo perchè mi piacciono i fiori e la neve. I “compendi” mi hanno sempre fregato agli esami, le poche volte in cui mi sono rivolta a loro, quindi li aborro con sincera “essenzialità”. “Laconico” mi fa venir in mente l’emicrania, perché quando Essa c’è, il suono dei miei stessi pensieri mi fa venir voglia di strozzarmi, quindi evito di formarne di troppo arzigogolati. Il “sintetico” mi fa sudare e preferisco le fibre naturali due volte su due. “Stringato” mi fa venir in mente le scarpe da ginnastica che mi si slacciano sempre e “succinto” (anche accoppiato a “stringato”) altre cose che con la ginnastica … beh, lasciamo perdere che non è il sito adatto.

“Ridondante” lo associo alle campane, e a persone davvero davvero pompose, cosa che io, con tutti i miei difetti, non sono.

“Prolisso” e “verboso”, invece, li trovo interessanti. Uno è l’immagine del tempo che scorre, l’altro l’epitome di ciò che mi piace davvero in tutta questa sciarada di aggiornamenti: il verbo.

E non intendo “la parola di Dio” o l’azione in sè che una persona (o chi per essa) compie, anche se il concetto stesso di azione è estremamente affasciante, quanto la parola stessa.

Questi “post” che io faccio e che voi subite con grazia (il più delle volte) sono in fondo la versione moderna delle lettere antiche. Io comunico e voi assorbite, pensate e nel caso sputate per terra quello che avete letto. Non è più una corrispondenza a doppio senso, questo è vero, ma è comunque una forma di corrispondenza al mondo.

Al giorno d’oggi, esistono diversi mezzi per comunicare velocemente. SMS, whatsap, facebook … sono tutti meravigliosi mezzi di comunicazione, ma vengono con il grande handicap della velocità. Non ci si prende più il tempo di digitare “tredicimiladuecentoventitre” e “perché” e “quando” e “baci”. Si stringe tutto. Si riassume tutto. Tutto viene espresso da un’icona, una contrazione, o un pensiero ermetico.

E badate bene che io, da che ho scoperto gli emoticon, ADORO questa forma di contatto interpersonale. Molto più pratica. Meno odorosa ed ernia-pericolante, concerne meno parole dette e meno interazione nel mondo fisico. Mandi un cagnolino che soffia un cuore e tutti sanno che gli stai inviando il tuo affetto. Sei bloccata nel traffico e hai solo dieci secondi per comunicarlo e con un “rit scs” sei pure stata cortese. Fantastico.

…. A questo proposito … Ci credete che esiste un dizionario di abbreviazioni per sms? Se qualcuno durante una conversazione dovesse scrivermi “bast”, al prossimo incontro si troverebbe la mia mano stampata in faccia e un sibilo di pensare ai propri genitori, cafone, nell’orecchio. Invece dovrebbe aspettarsi il mio non essere per nulla impressionata dal suo romanticismo e di essere ignorato per una settimana.

Ciò non toglie il piacere di una sana conversazione senza abbreviazioni di sorta, e la qualità del lavoro mentale che vi è dietro. Volete mettere un cuoricino con una lettera che ti spiega esattamente come questa persona ti vuole bene e quanto gli importa di te, al punto che è disposta a sedersi e a spendere del tempo per scriverlo in una frase completa se pur corta?

Quello che sto cercando di dire, è che a volte è semplicemente più appagante lasciarsi guidare dalle lettere che ti scivolano dalla tastiera. Per te, e anche per gli altri.

Perciò sì. Prolisso e verboso sono parole che mi piacciono.

Ljn

PS. Questo per dire pure che il motivo di questo post era per farvi sapere che stiamo pensando di creare un catalogo on line di tutte le opere partecipanti al premio, quindi se mi mandate una foto decente (dritta, senza riflessi, in una buona luce e con una buona definizione) del quadro o dei quadri che avete intenzione di iscrivere quest’anno, io avrò meno problemi a inserirla nel contenitore che predisporrò e voi dovrete aspettare meno per criticarlo.

Cuoricini a tutti.

Di nuovo Ljn

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Premio, Premio, Premio

E sulle ali di una farfalla …

Nella speranza che non ci sia un qualche effetto catastrofico dall’altra parte del mondo solo perchè la nostra farfalla ha deciso di battere le ali, eccoci qui a presentarvela, bella e colorata come non mai e pronta a vivere una vita ricca di soddisfazioni!

copertina

bando di concorso 2017

scheda_adesione

Ps. Se a qualcuno è venuto in mente che i disastri sono successi effettivamente, e che una farfalla è effimera quanto un soffione, sappiate che questi pensieri non sono assolutamente passati per la mia e che lo negherò fino a quando la mostra sarà finita le farfalle farfallano tutto l’anno e non è dimostrabile che questa nostra sia la responsabile di nulla dato che non ci sono impronte a collegarla a ciò, ed anche che quella di cui sopra dicasi farfalla in 2d. Anche se sfarfalla in giro, è destinata a rimanere eternamente sul suo supporto digital-cartaceo, suvvia … Almeno fino a che non riusciremo a perdere i dati e tutti i volantini saranno marciti per l’esposizione agli elementi e al tempo. Poi ne riparleremo.

copertina

E questo è tutto dal manicomio.

Farfallo e chiudo

Ljn

Paesi, penne, colori ed elio leggero

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In tutta sincerità, non so davvero se i palloncini siano ancora gonfiati ad elio, oppure si sia trovata qualche strana miscela profumata di primavera (il profumo d’estate sa di sudore e aria ferma, per me, quindi passatemi la confusione stagionale, via) con un retrogusto di venticello leggero e fresco per sostituirlo, ma il 29 Giugno i colori ci saranno sicuramente, così come i paesi che nelle loro molteplici interpretazioni rappresentano il tema che quest’anno abbiamo affidato ai bambini delle nostre scuole elementari e le penne che inevitabilmente non scriveranno quando solo dieci minuti prima funzionavano perfettamente.

Oh. E noi. Anche noi, ci saremo.

Voi pure?

Lo immaginavo ^^

Pantaloni da accorciare e cose così

Sentendo l’improvvisa compulsione di trovarmi un sarto per farmi sistemare questi pantaloni un po’ lunghi, ho spulciato tra i nomi della mia rubrica, e ho trovato un de.li.zio.so “Sarto per Signora” sotto la lettera T.

Tanto è caruccio, il caro sarto, che ho deciso di condividere il contatto con voi, aggiungendo anche una breve descrizione giusto per essere generosa. Siatemene grati.

PS. Vi ricordo che IL SARTO non accetta prenotazioni, ma che potete mettervi in fila per farvi prendere le misure dalle 20.15 di domani sera (sabato, se siete calendario-imbranati come ogni tanto la sottoscritta si ritrova ad essere).

Aghi e filo a voi.

SARTO PER SIGNORA

di Georges Feydeau, traduzione di R. Lerici

Regia di Monica Maccatrozzo

Sarto per Signora è una commedia esilarante che racconta del “farfallone” Dottor Moulineaux che, per nascondere una scappatella affitta un appartamento da un suo paziente. Quest’appartamento era l’atelier di una sarta così Moulineaux, per una serie di equivoci e per salvare la faccia davanti alla moglie ed all’inviperita suocera, diventa un famoso sarto per signore. Così fra clienti pretenziose e vecchie amanti,
la vita del dottore diventa sempre più complicata, ma per sua fortuna un finale a sorpresa gli darà la possibilità di chiarire tutto e di riconciliarsi con la moglie.

Et Guerra Zia

[… Perchè scrivere “E guerra sia”, visto lo stato del mondo in cui viviamo, mi pareva di cattivo auspicio, ecco.]

 

La Guerra

di Carlo Goldoni,
regia di Giovanni Florio ed Enrico Spezie

È guerra! Le armate di Don Sigismondo conquistano la fortezza di Don Egidio, catturando Donna Florida, la figlia del castellano. La prigioniera viene affidata al giovane alfiere Don Faustino e tra i due nemici nasce un sentimento inatteso. Tra l’amore e il dovere militare una seconda battaglia si combatte nei cuori dei due giovani. Intorno a loro si agita una folla di personaggi: avidi commissari d’armata, nobili spiantati e soldati fanfaroni in una battaglia combattuta a colpi di risate e gag surreali.

 

Come pot(r)ete ben vedere, a seguito delle molte preghiere e appelli, il nostro amato general Goldoni ha deciso di riconsiderare il suo ritiro dalle scene causa esaurimento di materiale tattico, ed è tornato a guidarci  in questa campagna militare per riconquistare la libertà di divertirci, cosa che assolutamente nessuno di noi ha fatto fin dal lontano marzo 2016 che oramai non è più neppure nei nostri libri di storia [e voglio ben vedere che lo sia…], da tanto lontano che è.

[Il popolo neghi risolutamente di essersi divertito anche solo una volta, perchè è risaputo che il general Goldoni soffrirebbe troppo se scoprisse che non è l’unico a far ridere le genti, e le genti amano il loro general Goldoni. La scribacchina concede il tempo di negare: ******!!! Bene, procediamo.]

Come siamo riusciti a scovare una commedia di Goldoni che non fosse ancora stata trasmessa sui nostri schermi, è un mistero che affonda le radici nella ricerca e nel c… nella fortuna di chi l’ha portata avanti.

Sta di fatto che è stata reperita la reliquia paragonabile solo al Santo Graal, perciò preparate rossetto e banconote perchè stasera andiamo in guerra.

[L’autrice concede il permesso di gioire.]

Ante Capĕre (o giù di lì)

Anticipare.

Questo è quello che sto facendo. Anticipo quello che avrei dovuto postare domani ma che invece posto oggi perchè altrimenti non anticiperei nulla, piuttosto  farei una diretta della serata.

E se qualcuno ha capito, i miei complimenti. Per tutti gli altri, domani metterò le dita su una tastiera pressappoco alla stessa ora in cui la commedia comincerà, o forse un po’ dopo, quindi potrei anche risparmiarmi l’usura delle creste digitali. PERCIO’ l’articolo promemoria lo faccio questa notte.

 

PENSIONE ‘O MARECHIARO’
di Valerio Di Piramo, regia di Roberto Zannolli

Mario e Carla Bortolini sono una coppia di Treviso che ha deciso di andare in ferie a Genova, scegliendo la “Pensione Marechiaro”per le allettanti caratteristiche decantate sul sito web, ma non rispecchia affatto quanto promesso, ed è inoltre gestita da una pittoresca, folcloristica ed espansiva famiglia di … napoletani.
Una girandola di incontri e scontri, di vecchie e nuove conoscenze, di rivelazioni e colpi di scena che sconvolgeranno amicizie, affetti e parentele.

 

Come al solito vi ricordo che la biglietteria aprirà alle 20.15 e la commedia inizierà alle 21.00.

7 sono le monete da 1 euro che dovrete contare se siete bambini grandi e vorrete venire a Teatro, 5 se siete bambini piccoli o bambinoni davvero molto, molto speciali. Per vostra fortuna, la biglietteria da resto, a differenza delle macchinette per il caffè. In monetine da 1 centesimo @_@