Marzo pazzerello…

teatro 14

Un marzo ricco di cultura e divertimento, quello che aspetta i frequentatori del Teatro di Cordignano.

La Pro Loco, che organizza la stagione teatrale del Comune veneto ormai da ventisei anni, ha scelto per il suo pubblico cinque serate di leggera riflessione e profondo svago, decidendo di portare in scena commedie che trattano altrettanti aspetti della vita familiare quotidiana.

Un matrimonio da celebrare, una relazione da dimenticare, due vite da accomodare, una famiglia da salvare, una coppia da riaccoppiare.

Si parte col primo sabato di marzo con il Teatro delle Lune di Montebelluna, che porterà in scena per la regia di Roberto Conte “Il marito di mio figlio”, commedia brillante che racconta uno dei momenti più alti di una relazione: la decisione di unire il proprio destino a quello della persona che si sente essere l’altra metà di se stessi.

Tutto nella norma, a parte un piccolo particolare … gli sposi sono due uomini e non hanno ancora detto a nessuno dei numerosi parenti che sono gay. Niente coming out preventivo. Niente gentili e vacue allusioni per anni e anni, per preparare i genitori. Un matrimonio.

La questione è seria. Come possono dire brutalmente ai loro cari che il loro coinquilino è anche la … “donna” della loro vita? Quella che mamma ha sempre voluto per loro?

Insieme decidono che il modo migliore è invitare tutti gli interessati nel loro appartamento e annunciare la loro intenzione di sposarsi. Quindi, riuniscono i parenti e sganciano la bomba, certi che nel mucchio di persone shockate una certa empatia, o confusione, li aiuterà a superare il difficile momento più agevolmente. O almeno eviterà loro diverse crisi isteriche limitandole ad una, memorabile ma unica.

Quello che non riescono a prevedere è l’estensione delle conseguenze del loro atto. Che non sono causate tanto dalla rivelazione del loro orientamento sessuale, quanto dall’esempio di sincerità ispiratrice e di amore profondo che hanno dato col loro annuncio nuziale.

L’8 marzo, Festa delle Donna, la palla passa a “Le impiegate”, recitata dalla Compagnia della Torre di Ponte San Nicolò. La commedia di Antonio Zanetti narra le vicende di alcune donne che lavorano in una ditta il cui titolare ha dei problemi di sudditanza verso la moglie tiranna, e per alleviare le sue pene cerca conforto tra le braccia di una delle sue impiegate.

La relazione procede senza troppe difficoltà. Almeno fino a quando la moglie la scopre e pretende di sapere chi sia la “meretrice” che ha sedotto il marito, che da parte sua è ben felice di lasciare la patata bollente alla povera donna.

Davanti alla scelta tra tradire o sostenere la loro amica, le donne si dichiarano una alla volta colpevoli, finendo per essere tutte licenziate.

Che fare allora? Le ex impiegate dovranno riflettere sulle opzioni che si presenteranno davanti a loro, giungendo a realizzare quello che è importante: la stima per se stessi e la sicurezza nella propria professionalità.

Il sabato successivo è la volta del Teatro Fuori Rotta di Albignasego e di “Innamorati al nono piano”, commedia ispirata a “A piedi nudi nel parco” di Neil Simon, che narra l’inizio di una vita di coppia.

Due giovani sposi si trasferiscono nel loro primo appartamento dopo l’infuocata luna di miele, e dovranno affrontare la realtà oltre l’innamoramento.

Caratteri diversi, sistemazione scomoda, parenti che vogliono dire la loro e vicini invadenti. Come riuscirci? Riuscirà l’amore a vincere la razionalità? È proprio vero che gli opposti si attraggono e si completano? Oppure è solo lo slogan con cui si pubblicizza l’amore?

Sabato 22 sempre di famiglia si parla, sempre di relazioni si ride, ma stavolta è una famiglia già formata.

È la volta di “Più sorzi che trapole”, commedia in dialetto triestino di Giuliano Zannier, portata in scena dal Gruppo Teatrale Amici di San Giovanni di Trieste per la regia di Nevio Eramo e Lucia Guzzo.

La storia racconta dell’ingegno di una famiglia ridotta in misera, di un folle piano criminale, di un imprevisto particolarmente … gestante e della saggezza del capofamiglia che risolverà il pasticcio creato dal figlio.

Mentre infatti il padre cerca un modo legale per uscire dal circolo sfortunato che ha inghiottito la sua famiglia, il figlio trova che la strada più corta per rendere tutti felici sia una rapina in banca. Peccato che per quanto semplice si risolva essere la cosa con una buona pianificazione, l’imprevisto è sempre prevedibile accadrà, e come tale si materializza sulla strada del successo nei panni di una donna incinta e con la seria intenzione di partorire proprio nel bel mezzo della fuga.

Spetterà a papà Mario trovare il modo di togliere dai guai il figlio rapinatore e appianare gli altri problemi di casa. Quando si dice che la necessità aguzza l’ingegno …

Ultima serata, ultimo sabato di marzo, e un’altra famiglia con altri problemi.

Un dhènero pitòc” è una commedia di Gino Zanette portata in scena da Ponte della Priula Teatro per la regia di Alessandro Zanette, che racconta una relazione stanca e poco soddisfacente, guastata anche dalla presenza di una suocera che si rivela essere una strega, se non di fatto almeno di nome.

Siamo negli anni trenta. Il concetto del matrimonio perfetto è leggermente diverso, e nello stesso tempo assolutamente uguale al nostro.

Faustin e Melia vorrebbero un figlio, ma lei non resta incinta.

Dopo anni e anni di speranze deluse, lei non ci spera più. Lui sopravvive senza far nulla per migliorare la loro vita. La madre di lei continua a ribadire alla figlia la mediocrità di lui.

È una situazione di stallo. La normalità è piatta, monotona, sempre uguale a se stessa. Almeno fino a quando Melia scopre di essere incinta. Finalmente.

Il rapporto tra moglie e marito subisce una scossa. L’eccitazione li riempie di aspettative e speranze.

Tutto bellissimo. Se non si considera il fatto che la strega-suocera decide di metterci il naso, insinuando dubbi nel genero sulla paternità del proprio figlio. Il tutto per liberarsi di colui che lei non ritiene degno della propria bambina.

PROGRAMMA DI SALA volta 2014

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