Perché è così che funziona…

Di lunga e sofferta realizzazione, il processo che porta al Premio di Pittura.

Tre settimane di Mostra, per inventariare e crogiolarsi in lodi e felicità, che costano qualcosa come otto mesi e mezzo, giorno più giorno meno, di duro e stressante lavoro.

Inizia con i dubbi esistenziali, quali per esempio “riusciremo a pagare tutto?” oppure “verranno ancora i pittori che non sono stati premiati gli anni scorsi?” “saranno ancora disponibili ad aiutarci, coloro che gli anni scorsi ci hanno concesso la disponibilità per premi acquisto, contributi, sponsorizzazioni?”, che poi passano a quelli pratici.

“Faremo in tempo ad avere le sale per l’esposizione?”

“Abbiamo fatto abbastanza pubblicità?”

“Abbiamo contattato tutti quelli che dovevamo contattare? Spedito tutti gli inviti che dovevamo spedire? Mandato tutte le mail che dovevano mandare?”

“Richiesto tutti i contributi che potevamo chiedere?”

La seconda è una fase più prosaica, ovvero la pulizia del luogo dove raccogliamo i quadri, che è pure quello della Mostra che ne segue.

La terza è la raccolta opere.

Segue poi il passaggio della Commissione Giudicatrice, il verbale, le motivazioni ai vari premi, le foto, le discussioni col grafico incaricato della stampa del catalogo. Contattare i vincitori, pubblicare il verbale, rispondere a tutti coloro che chiedono conferma dei premi, accordarsi per le infinite piccole cose che capitano ogni anno all’ultimo minuto. L’anno scorso abbiamo avuto un giudice che per problemi personali ci ha costretto a cambiare membro della Commissione all’ultimo istante, per esempio. Due anni fa ci sono stati problemi con la stampa dei cataloghi.

La parte fisicamente stancante è quella successiva, che consiste nell’allestimento della Mostra: gli incontri con Don Giacomo Raccanelli che la segue, e che con magistrale abilità ci fa spostare ad uno ad uno tutti i quadri (l’anno scorso sono stati 245, in altre edizioni ne abbiamo sollevato e appeso fino a 300 e passa) per ottenere i migliori accostamenti per stile, genere e tecnica in modo da esaltare al meglio ogni opera e dargli la luce e il respiro che merita. L’accoglienza delle piante, offerte da uno sponsor; la loro distribuzione nelle stanze; la loro cura. La pulizia successiva.

Infine arriva la Mostra, e i visitatori.

L’impegno non è da poco. Sono altre tre settimane di apertura, con aperture straordinarie per chi le richiede, e nel frattempo c’è la preparazione del giorno della chiusura della Mostra, e della Premiazione conseguente. Acquistare i premi per i segnalati, procurare le targhe offerte dalla provincia, stampare gli attestati, controllarli, metterli in ordine. Organizzare il rinfresco, perché anche quello è un lavoro da fare. Di nuovo, risolvere le piccole beghe che sempre ci sono e sempre ci saranno. Come per esempio raccogliere i soldi dei premi acquisto che non è semplice come dovrebbe essere, a volte.

E dopo questo c’è la riconsegna dei quadri, la quale non va mai liscia come dovrebbe, perché c’è sempre qualcuno che dimentica. Di avere un quadro ad una rassegna, di doverlo ritirare entro una data, di aver chiesto a qualcun altro di ritirare il quadro al posto suo, e va nel panico, mandandoci pure noi, non trovandolo tra quelli rimasti.

Poi, poi … si passa all’iniziativa seguente, e si ritorna al Premio per l’anno successivo, perché è un amante esigente, e come tale si porta via molto del tempo a disposizione.

Un ultimo respiro quasi estivo, e poi di nuovo in apnea fino ad ottobre.

Questa è il Premio di Pittura, Grafica ed Acquerello in tutto il suo splendore, e in tutto il suo lavoro riassunto.

Ma come è strutturato?

Originariamente, quando l’Ex-tempore decise di essere abbastanza matura e divenire un rispettabile concorso di diverse giornate, aveva un’unica sezione. Eravamo agli esordi, i pittori erano diffidenti, e pure noi. Nel corso degli anni, con il crescere della fiducia e dell’entusiasmo, sia nostro che loro, le opere iniziarono a diversificarsi, e nacque l’esigenza di avere più spazio. Per esaltare meglio, per riflettere più a fondo, per illuminare diversi aspetti di quella che è “arte”.

Nacque così la prima sezione staccata dalla Pittura, la Grafica.

Ci furono feroci riflessioni e brutali contestazioni su “cosa” fosse da ritenere “grafica”, e ancora oggi, a distanza di vent’anni, il dubbio si pone e viene riproposto. Dopo avvii incerti, e incerte certezze, si stabilì in accordo con le varie Giurie di professionisti, e della consulenza di coloro che “grafici” erano, di fissare limiti e porre paletti ben evidenziati a questa affascinante e a volte timida sezione.

“Grafica è segno. Inciso, graffiato, stampato o tracciato.”

Questo comprende l’incisione, e le tecniche a matita o pastello. Non comprende invece tutto ciò che viene condotto con un pennello. Vengono accettate anche opere stampate da computer. Non rientrano nella sezione invece le fotografie. Quello probabilmente è il nostro prossimo sogno da realizzare, assieme alla scultura, ma questa è un’altra storia.

Passarono gli anni, e gli interessi di tutti noi si affinarono. All’inizio inesperti, ora osavamo dire di “capirci un po’ di quella cosa denominata arte”. Le esigenze e le richieste dei nostri ormai amici pittori erano lì, che ci ammiccavano da diverso tempo.

Facemmo delle ricerche, riflettemmo, e ci decidemmo.

La sezione dedicata all’Acquerello, che era stato fino a quel tempo vilmente bistrattato dalle altre, vide la luce. E diede i frutti. All’inizio in modo incerto, – di nuovo questa parola che serpeggia in tutto l’iter della mostra a simboleggiare la difficoltà intrinseca del credere in qualcosa di così effimero e delicato come  può essere l’arte nella sua “improduttività materiale” – poi sempre più con entusiasmo e partecipazione.

Per questa sezione abbiamo sofferto. Siamo stati insultati. Siamo stati lodati, e poi insultati di nuovo. Ma la partecipazione, una volta stabilizzatasi, non è mai più scesa sotto numeri se si vuole piccoli, ma sempre lusinghieri e costanti.

L’anno scorso alle difficoltà che già mettiamo in conto quando riapriamo il “capitolo mostra”, vi si è aggiunta la crisi economica, che ha messo in ginocchio molte delle persone, e ditte, e pure Enti che erano stati la nostra rete di sicurezza negli anni precedenti.

L’incertezza – di nuovo lei – ruggiva intorno all’organizzazione. Perché si può infiorettare la verità fin che si vuole, ma senza fondi, e noi eravamo “senza fondi”, non si va da nessuna parte. Non si fa nulla.

È stato con grande sofferenza che abbiamo dovuto tirare fuori le metaforiche “ultime monetine dalle tasche” e fare un bilancio di ciò che era necessario, e di ciò che poteva essere sacrificato. Già l’anno precedente lo avevamo di malavoglia fatto, le difficoltà economiche certo non erano una novità. Ora le spese sarebbero state tagliate ancora. I nostri progetti di considerare l’apertura di nuove sezioni in via sperimentale  – scultura, e magari, chissà … magari si poteva tentare con una mostra fotografica? – drammaticamente riposti in un cassetto, da dove erano usciti con timidezza ma anche tanta speranza.

Il concorso vive grazie alla generosità.

Della gente, dei pittori, dei volontari, delle ditte, degli appassionati, degli Enti che credono che la valorizzazione del territorio non si fa solo attraverso le scorpacciate di braciole e radicchio ma anche saziando le menti dei curiosi, dei turisti, di chi semplicemente aveva un paio di ore libere e si è trovato a girare a caso, e che magari l’anno successivo non girerà a caso, ma prenderà proprio quella strada per arrivare in quel posto, e lo consiglierà. Perché è così che funziona.

E poi –magari- quella persona annoiata da luoghi privi di iniziative, si guarderà intorno, e scoprirà con sorpresa che il paese in cui si trova non è morto come aveva creduto. Si troverà una trattoria, assaporerà quella famosa braciola, e visiterà pure quella chiesa sconosciuta che lo impressionerà e lo spingerà a informarsi.

Perché è così che funziona.

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6 pensieri su “Perché è così che funziona…

    • Salve!
      Perdoni la lunga attesa, è un po’ che non controllo i messaggi del sito…
      Allora. Per partecipare basta compilare il form che subito dopo aver risposto a lei vado a postare, creare un’opera d’arte (^^) e consegnarcela durante il periodo di raccolta opere. Paga una quota d’iscrizione e entra in gara. Dopo di che… sta al suo talento e ai giudici.
      Una volta terminata la mostra, se è stata scelta, congratulazioni a lei, e al suo conto in banca, altrimenti viene a ritirare il quadro che ha partecipato con il catalogo e un attestato di partecipazione.
      Se le è più comodo spedire il quadro, o consegnarlo ai centri di raccolta, trova tutte le informazioni necessarie sul bando di concorso, che riporta anche tutte le regole del Premio.
      Se avesse ancora dei dubbi, delle curiosità, o se preferisse ricevere direttamente il bando nella sua casella di posta oppure dovesse avere dei problemi, me lo faccia sapere all’indirizzo prolococordignano@gmail.com e io sarò ben lieta di risponderle al meglio delle mie possibilità.
      A sua disposizione ^^
      E grazie per l’interessamento al nostro amato Premio di Pittura!
      Cordiali saluti
      Barbara

  1. complimenti per il bellissimo articolo che ho letto rapita, come fosse un romanzo, promuoverò la vostra iniziativa anche fra i miei colleghi acquerellisti!
    in bocca al lupo e buon lavoro! 🙂

    • Grazie! Troppo gentile ^^
      Ci mandi pure un vostro recapito mail, se ne avete uno. Sarà nostra cura mandarvi il bando di concorso non appena lo avremo pronto!
      Speriamo che il nuovo corso di eventi sia più favorevole con tutti noi, e ci permetta di fare qualcosa per migliorare e valorizzare il premio di Acquerello come merita. Certo, l’interesse di molti già aiuta!
      Crepi quindi il lupo, e che la sua pelliccia possa adornare il nostro ufficio in tutto il suo splendore ^^
      Saluti riconoscenti
      Ljn

      • Salve Ljn,
        va bene se il bando di concorso lo inviate a me, sarò io a girarlo a tutti i membri del nostro circolo di acquerellisti “artificio”, siamo presenti in FB come “Artificio circolo artistico watercolorist”.
        Cmq in questa occasione ne approfitto per fare un’osservazione, in seguito alla lettura dell’articolo mi sono informata sui premi delle scorse edizioni e sono rimasta basita e anche risentita per la differenza del montepremi fra l’acquerello e le altre tecniche di pittura…questa differenza toglie dignità all’acquerello!
        molte persone non conoscono la difficoltà di questa tecnica..poi pensano che la carta e i colori costano poco ..(non è vero) il tempo di esecuzione è veloce ….. di certo non possiamo dire che impiegamo 15 giorni come potrebbe essere per un olio o un acrilico, ritoccabili anche dopo anni… non sanno che per realizzare un buon acquerello abbiamo impiegato anni di studi, preparazione e poi non è mai sufficiente!
        ora saluto tutti con la speranza che queste mie parole servano per dare maggiore dignità a questa tecnica!

        Fiorella

      • Oh, Perdono. Credevo di aver risposto al suo commento, e invece per caso oggi sono passata e mi sono resa conto di non averlo fatto, e di averlo solo approvato.
        La sua osservazione è vera. E’ molto triste ammetterlo, ma purtroppo non dipende da noi.
        Il valore di un dipinto ad acquerello è valutato inferiore a quello di uno ad olio. Non c’è dubbio che la cosa sia offensiva, e banalizzi quella che è una tecnica così raffinata ad un “giochetto” fatto di macchie a caso, purtroppo però, l’immagine generale della tecnica è questa. Nonostante i nostri sforzi di trovare un premio acquisto di più consistente ammontare, questo pregiudizio è ben presente e ci menoma grandemente.
        Mi creda se le dico che ci abbiamo provato. Il risultato è stato che … beh, lo ha potuto vedere anche lei.
        Sfortunatamente, senza opere così forti da far ammettere il loro valore oggettivo, non riusciremo ad alzare il premio. E senza un premio superiore, avremo sempre il problema di offendere gli acquarellisti che, mi creda, ci hanno già espresso il loro sdegno con parole forti e a volte pure sgradevoli.
        Noi siamo una manciata di volontari. Non ci guadagniamo nulla da quello che facciamo, anzi ci rimettiamo tempo, ulcere, insulti e benzina. Non sempre in ques’ordine.
        Certo, ci piacerebbe molto avere dei premi più consistenti. Ci piacerebbe aprire altre sezioni della mostra.
        Sfortunatamente, la realtà e i nostri sogni non sempre vanno di pari passo.
        Già così, soprattutto dato lo stato generale dell’economia, ci riteniamo fortunati a riuscire a tenere in piedi il Premio.
        Quando mentalità e possibilità si apriranno più generosamente davanti a noi, non ci penseremo un istante a far qualcosa per rimediare.
        Nel frattempo … ci accontentiamo. Che potrebbe essere una cosa brutta da ammettere, ma che è la “scusa” più sincera che posso offrirle.
        Cordiali Saluti
        Ljn

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