Un anno di Pro’

Un anno di Pro Loco è un periodo di tempo infinitamente lungo e sorprendentemente breve.

È infinito perché il calendario dell’associazione inizia a dicembre con l’organizzazione della Stagione Teatrale di marzo, e termina a dicembre dell’anno successivo con la chiusura della Mostra di Pittura di novembre. Quindi è un calendario di tredici mesi.

È sorprendentemente breve invece perché non appena ci si distrae un attimo, già è arrivato il momento di pensare alla prossima iniziativa.

Lo scorso è stato un anno in qualche modo diverso dal solito, e suppongo si potrebbe giustificare semplicemente la cosa dando la colpa alla durezza dei tempi, che non promettono bene neppure per questo, ma la verità è molto più banale e molto meno “mondiale”. Quello che manca – a parte i soldi, che non bastano mai – sono le persone che lavorino con costanza e partecipazione. Attualmente, nonostante i numeri “ufficiali” infatti, a gestire e portare avanti le tre manifestazioni per le quali la Pro Loco Cordignano ormai è conosciuta un po’ ovunque sono cinque persone. E di queste cinque, solo un paio vi lavorano effettivamente.

Potrà sembrare abbastanza. Potrà sembrare più che sufficiente. In fondo, tre manifestazioni non sono poi così tante.

Se per pianificarle ci volessero due pomeriggi per ciascuna, sarei d’accordo con voi.

Purtroppo, o per fortuna, questi “due pomeriggi” non riescono a contenere neppure gli sforzi per la meno impegnativa di queste.

Il Lancio dei Palloncini comporta: contattare l’associazione che terrà a battesimo l’evento; aspettare di ricevere la frase su cui dovranno riflettere i bambini delle scuole elementari; consegnare detta frase alla segreteria scolastica; ritirare le frasi scritte dai bambini sul tema proposto; leggerle tutte; sceglierne una; far stampare i biglietti da legare ai palloncini con la frase scelta; ordinare i palloncini; comprare i libri da regalare al bambino che ha scritto la frase scelta, alla sua classe e a coloro i quali il bigliettino è stato trovato e rispedito – e vi assicuro che solo questo implica l’impegno di una giornata -; progettare un piccolo manifestino per ricordare alla gente l’ora e il giorno del lancio e farlo circolare per il paese; tenersi libero l’intero pomeriggio per organizzare per bene il lancio, per attendervi, e per mettere a posto tutto una volta terminato.

Niente di più lontano che due pomeriggi rilassati tra chiacchiere e un paio di telefonate.

L’unica soddisfazione è vedere la felicità dei bambini, intenti a scegliere il pallone perfetto, e a computare silenziosamente il proprio nome, in modo da non sbagliarlo mentre lo scrivono sul bigliettino che porterà lontano il loro sogno infantile.

“Soddisfazione”.

“Gioia donata”.

Ecco lo scopo del lavoro di volontariato.

Uno scopo egoistico, molto lontano dall’altruismo con cui si riempie la bocca chi cerca di reclutare membri per la propria associazione. Io non sono qui per allettarvi con discorsi affascinanti. Non sono qui per reclutare soldati da spedire al fronte dell’impegno sociale.

Sono a raccontarvi il lavoro dell’anno passato, e ammiccare a quello dell’anno che verrà.

E quindi … dopo avervi fatto sentire in colpa per aver sottovalutato il lavoro del povero volontario, iniziamo con la Stagione Teatrale, che fra poco si ripeterà costante e rassicurante, come una coperta in pieno inverno.

Lo scorso anno marzo è stato lungo, sapete? Cinque settimane. Cinque sabati di successo divertente, che hanno alternato serate di teatro antico a commedie contemporanee e brillanti, a sperimentazioni di nuove formule.

Quest’anno non sarà da meno.

Ancora cinque serate. Ancora cinque commedie.

Tutto per allietare il terzo mese dell’anno mentre ci si prepara alla primavera riluttante.

La riflessione annuale su cosa offrirvi, è stata al solito la battaglia epica che vuole le esigenze economiche scontrarsi con i gusti personali di chi praticamente contatta le compagnie, e di chi teoricamente fa le ricerche sulle commedie. Dopo lo scontro, vinto sempre dalla praticità e dalla razionalità, inizia il “patteggiamento”. Quanto si spende, quando si recita, quando è meglio presentare una commedia oppure un’altra.

Cominceremo con un altro … esperimento, ovvero uno spettacolo arrivato direttamente dalla Francia, come pure la compagnia che ce lo presenta, che ci descriverà un po’ il mondo dell’immigrazione, quella di una volta, quella che non è poi così diversa oggi.

Sabato 2 marzo “Italiani: quando gli emigranti eravamo noi” sarà presentato quindi dal Gruppo “Incanto”, un gruppo di Tolosa (Francia) con contatti stretti con Pins Justaret paese con cui siamo gemellati.

Proseguiremo poi il sabato successivo con “Sesso e gelosia”, commedia di tradimenti e divertimenti newyorkesi, portata in scena dall’Associazione culturale “Arte povera” di Mogliano Veneto che alleggerirà la situazione facendoci ridere a scapito dei poveri – ma neanche poi tanto – protagonisti.

Il terzo sabato (16 marzo) sarà poi la volta di “La bozeta de l’ogio” recitata dalla compagnia teatrale “La filodrammatica” di Cavarzere che ci farà riscoprire il gusto classico e l’ironia virtuosa del teatro in costume e … “in lingua”.

Sabato 23 marzo “El pato a quatro” e la Compagnia teatrale “La Caneva di Lorenzaga” di Motta di Livenza ci racconteranno di una promessa e tante supposizioni, oltre che del significato dell’amicizia (forse).

Infine, l’ultima serata della rassegna ci riunirà virtualmente alla prima, con “Giornata nera” portata in scena dal gruppo “Paesi aperti” di Soccher, la cui storia riflette sul tema del “diverso” e sull’importanza dell’accoglienza e della comprensione.

Opere impegnate, che non disdegnano un ammiccamento al sorriso consapevole e che distinguono per il loro sapiente bilanciamento le scelte dell’associazione. Per tutti i gusti, verrebbe da dire.

La manifestazione che impegna però i nostri cuori e soprattutto le nostre menti per la maggior parte del tempo, è e sarà sempre il Premio di Pittura, Grafica ed Acquerello, che si riaffaccia chiusi i conti col Teatro, e termina dopo otto mesi e mezzo di quasi ininterrotto lavoro.

Lo scorso anno è stato duro. Soprattutto dal punto di vista economico. I fondi scarseggiano, e nonostante l’amore che la mostra riscontra sempre e i nuovi pittori e spettatori che appaiono come balsamo a lenire le ferite dell’animo scoraggiato, questo resta sempre il più grande problema per una Mostra che ci invidiano in molti, e che per molti rimane un’oasi di pace e correttezza imprescindibile.

È stata dura. Lo sarà anche di più. Lo sarebbe di meno se anche una sola nuova persona ci volesse dare una mano.

Ma siamo stati comunque ripagati da un successo lusinghiero, e una promessa ancora più eccitante per il futuro.

Perciò … va bene così. Per adesso.

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