Le lacrime di Ljn

Parlare della mostra.

Parlare di questa mostra appena conclusa è come parlare di un sogno impegnativo.

Impegnativo perché ha comportato come ogni volta sudore e fatica. Sogno, perché è una specie di nostra utopia. Ecco. Questo è per noi il concorso. Questo è per noi l’arte. Un luogo che non è un luogo, un posto per le illusioni. Un posto dove i sogni delle persone si materializzano in olio, acrilico, inchiostro o acquerello. Un regno della fantasia, che una volta all’anno ci concede il privilegio di essere visitato.

È un luogo che non è un luogo, perché non è in un posto preciso. Non è reale perché è nella nostra testa e vive e si nutre dei nostri pensieri.

Può piacere, può spaventare. Può risultare orribile o bellissimo. Può commuovere oppure terrorizzare.

Non importa. Comunica ugualmente un’emozione unica che tutti ricerchiamo anno dopo anno, trattenendo poi il fiato fino all’emozione successiva.

Commentare in particolare questo o quel quadro, affermare quale sia il migliore, è un gioco divertente. Non è però la cosa più importante.

Certo, il concorso mette in palio dei premi. Certo, la giuria è chiamata a dare un giudizio critico sulla qualità dei quadri in questione. Ma noi, che il concorso lo gustiamo per il gusto di immergerci nei sogni degli altri, non dovremmo essere condizionati da questo. Noi che ci riconosciamo in questo o quel sogno, noi che siamo ammessi alla piccola utopia di Cordignano; per noi, ha veramente importanza?

Rispondo per me stessa.

No. Non ne ha alcuna.

Io entro dall’ingresso principale di questa mostra, da quella porta che non si chiude mai quando dovrebbe, e si apre nel verso sbagliato, e sono nella mia personale utopia. Quel luogo che non c’è, ma che esiste comunque. Sento mormorare dalle tele le loro storie mentre attorno a me il mondo si ferma in attesa.

È un insieme di aspettativa e perplessità.

Passeggio, con il solo accompagnamento del mio respiro e il ticchettare dei miei tacchi alti. Passo da un quadro all’altro. Questo mi piace. Quello no. L’altro mi lascia perplessa. Uno mi confonde. Un altro mi diverte. Quello vicino mi emoziona.

Il quadro più bello? Non ve lo dirò mai. Non importa, vi pare?

L’importante è che qualcuno lo abbia immaginato, e che qualcuno lo abbia guardato.

La mostra è questa.

Ed è tale perché alcune persone tra noi si sono prese la briga di spenderci tempo e fatica. Ed altre credono nella stessa nostra utopia.

Quindi oggi io sono qui a salutare il portale per il magico mondo che si apre a Cordignano una volta l’anno, certa che si aprirà ancora, il prossimo anno e i successivi; e anche se altre porte, forse più grandi e importanti della nostra, si schiuderanno nel corso dei mesi tutto intorno a noi, concedetemi di conservare un posto speciale nel cuore per questo in particolare.

È “il nostro” portale.

La “nostra” utopia.

Mia e vostra. Perché questa porta la abbiamo concepita, partorita e la stiamo guardando crescere tutti insieme.

E allora lasciate che io faccia atto di autocompiacimento, e mi meravigli di cosa abbiamo fatto. Come un genitore che si stupisce per  i progressi del figlio, anche noi ci stupiamo e ci riempiamo di orgoglio ammirando il nostro piccolo. E ci complimentiamo vicendevolmente per il buon lavoro fatto.

Un lavoro che è stato aiutato da coloro che vi hanno creduto. Grazie quindi alle persone che ogni anno, puntualmente, ci sostengono finanziariamente e moralmente. A quelli che col loro nome rendono più importante la mostra. A quelli a cui della mostra non importava nulla, ma hanno comunque pazientato e si sono battuti per lei. A quelli che l’hanno sudata. A quelli che hanno ricevuto l’invito per partecipare, e si sono messi a nudo con un coraggio da folli esponendosi al giudizio tutti. A quelli che sono venuti a visitarla, e a cui magari non è neanche piaciuta. A coloro che aspettano con impazienza novembre per poterla gustare e poi vengono e ritornano, da soli o accompagnati da amici, e si infervorano nel commentare un quadro  che li ha particolarmente colpiti.

Tutti loro, anzi, tutti noi, abbiamo fatto un buon lavoro.

Un buon lavoro davvero.

LJN

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