Mostra di Pittura 2009

Ogni volta che si avvicina novembre, tutti noi iniziamo a fremere di impazienza ed eccitazione.

Il lavoro a volte frenetico dei mesi precedenti sta per dare i suoi frutti.

Dopo aver contattato le persone che ci sostengono anno dopo anno con i preziosi premi acquisto, gli sponsor e la giuria; dopo aver spedito i bandi di concorso; dopo aver atteso l’arrivo dei pittori con i relativi quadri; ora, agli inizi di novembre, siamo qui a presentare la mostra ai visitatori, mentre tiriamo il respiro dopo averla allestita, grazie all’aiuto dell’insostituibile Don Giacomo Raccanelli.

Questa volta i quadri arrivati sono 284, distribuiti nelle tre sezioni del concorso. Ovviamente, come ogni anno, la più numerosa è quella di Pittura, che oltre a essere la più … anziana, è anche quella con i premi maggiori, sia per numero che per consistenza. Le altre due sezioni, invece, sono sempre sacrificate e modestamente frequentate, con nostro sommo disappunto.

Quest’anno è stato sorprendente scoprire una vena vagamente romantica nella giuria, che ha premiato soprattutto figurativi.  Avremo inoltre il piacere di conoscere la motivazione di tutti i premi, considerando che la commissione ha insistito per esplicitarla.

Le scelte, nella sezione di Pittura, spaziano tra molti generi.

Il primo premio, di Daniele Cestari, è l’affascinante visione di un esterno, tutto giocato sul grigio monocromatico, come visto attraverso una foto sbiadita in bianco e nero. La “macchia di caffè” sulla sinistra del quadro conferisce personalità e originalità. Decisamente un dipinto sognante e molto suggestivo.

Il secondo premio, di Arrigo Buttazzoni, è un inno all’astratto. Puro. Meraviglioso. Vibrante di luce e colore. Con un gusto materico elegantemente risolto su una tela molto lavorata e ruvida.

La città  raccontata dal terzo premio, dipinta da Paolo Fedeli, esalta il colore vibrante di luce che pervade in declinazioni sorprendenti tutti gli edifici puntualmente descritti.

Tra i quarti premi il meraviglioso Giordano Garuti ci porta, attraverso una nebbia azzurro cenere, all’interno di una dimensione da sogno fatta di pieghe e movimenti a volte lenti, a volte tumultuosi; e l’originale Enzo Barbon, che pare cogliere la solitudine che isola i nostri bambini, così presi a scrivere sms da non ricordare che hanno anche una bocca e delle corde vocali per parlare con i propri simili.

L’affascinante Lorenzo Donati presenta un paesaggio sabbioso che la giuria ha inquadrato bene definendo “cubista”, perché ricorda effettivamente quella corrente nei tagli decisi che da alla materia collinare; e il romantico Gian Manet che ci delizia raccontando attraverso i suoi quadri favole piene di sentimento e dramma.

La facciata del bel palazzo opitergino, con i suoi cinquecenteschi affreschi, che risplende in tutto il suo fulgore sulla superficie del quinto premio dipinto da Luciano Grapeggia, sembra accarezzata dalla luce e dai colori con cui così sapientemente l’artista gioca per creare la sua elegantissima poesia ad olio.

Il sognante Renato Vitali, ci regala un delizioso scorcio di interno in grigio e rosso che, nel contrappunto di toni caldi e freddi, riesce a creare un quadro deliziosamente atonale dal delicato taglio naturalistico.

Il titolo poi di un altro quinto premio è tutto da interpretare nella forza oscura dell’appassionato bacio di Donatella Lenzi, che pare concretizzarsi nella matericità del colore che partorisce luce dall’ombra.

L’uso del colore e della concentrazione della luce è assolutamente fantastico in Ruggero Mazza. Guardando il suo dipinto si scopre sempre una goccia di colore nuovo. Un centimetro di particolare illuminato che prima non si era notato. Un’ombra che risuona di toni caldi e che è tale solo perché c’è della luce vicina che la esalta.

Il colore si srotola in armonia con la serenità del ricordo che il dipinto di Luigi Sartor evoca, portando l’occhio fino al delicato cielo che è riduttivo definire celeste, ma che di fatto celeste è, e alle montagne che paiono specchiarsi nella sua limpidezza, come fosse un lago alpino.

Costantino Da Ros è costantemente alla ricerca del cangiantismo cromatico e di un’emozione lontana che si traduce nel soggetto al centro del quadro che pare quasi non essere un vero soggetto, ma piuttosto un pretesto per il gioco del colore.

Il paesaggio di Lucio Trabucco è ad un passo dall’essere informale, se non per assenza di soggetto, per la realizzazione tecnica che sorprende nella forza e nella ardita scelta cromatica.

La strada solitaria scelta da Roberto Vettoretti è un’elegia malinconica sui sentimenti espressi dal color crema. La delicatezza e la bravura portano alla luce con nitida meraviglia i particolari di una via qualunque, in una strada qualunque che potrebbe altresì essere la nostra via, e la nostra strada.

L’atmosfera creata da Silvio Zago (a cui la Commissione ha assegnato il Premio Provincia di Treviso) nella sua visione acquatica, ben si sposa con il primo mattino di un giorno sereno, quando i colori sembrano annegare nella luce, e l’acqua non è altro che un altro cielo che riluce e appanna tutto il resto. L’edificio, con le sue reti da pesca spiegate al vento come vele, pare galleggiare e anzi quasi far parte della luce stessa, apparendo solo per uno scherzo di rifrazioni fuori da essa.

E che dire dell’unico, ma non per questo meno delizioso, segnalato?

Nella sua poesia di un interno in rosa “futurista”, l’interpretazione dello spazio e della luce di Giampietro Cavedon lascia semplicemente senza fiato.

Lo studio del colore e dei suoi cangiantismi luminosi, è il protagonista assoluto del quadro di Maria Giuseppina Frigo, che ha vinto il premio nella sezione di Acquerello.

Il quadro di Paolo Secondo Bertocco, menzione speciale della giuria per la sezione, è un buon esempio di quanto l’acquerello sia esigente nell’esecuzione tecnica e di quanto i suoi appassionati debbano possederla perfettamente per poter ottenere una così armoniosa sinfonia.

Claudia Marusic, nel suo sognato paesaggio blu che ha meritato l’unica segnalazione, ricorda un po’ nel favoleggiare leggero del pennello sulla carta,immagini familiari e forme arcaiche.

La minuzia con la quale un romantico angolo di pineta è stato descritto nell’elegante calcografia di Tiziano Marchioni, ben rappresenta il premio di Grafica.

Tiziano Toscani, che ha ricevuto la menzione per la sua calcografia accuratissima, è riuscito intelligentemente a interpretare con la difficile tecnica dell’acidatura su lastra, una famosa foto, restituendo l’atmosfera di Monaco del primo dopo guerra.

La giuria ha poi segnalato l’originale quadro di Guglielmo Trinca, dalla tecnica misteriosa e il racconto affascinante che si snoda su diversi piani, come appartenesse a diverse realtà.

Però i premi assegnati, le menzioni speciali, le targhe e le segnalazioni, costituiscono solo una piccola parte di quella che è la Mostra. Ogni artista presente porta un pezzetto dell’essenza di quello che è come persona. Ognuno dei 284 quadri che compongono l’esposizione, rappresenta un universo unico da scoprire, uno stile su cui riflettere, una storia da ascoltare. Tutti sono interessanti percorsi di vita esplicitati in colori e forme.

Abbiamo l’elegante sapienza formale di Vergine, la sintesi geometrica di Gabin, la forte personalità di Vanzella e i deliziosi inchiostri di Bergamini per esempio, in Acquerello e Grafica.

Nella sezione Pittura, abbiamo il sempre favoloso Trevisan, la riflessione profonda di Filippi, il mosaico di colori di Gueggia … l’iperrealismo di Turle, l’oscura bellezza di Cecchin, lo sfalsamento della realtà di Macella, l’esattezza (!) di Zanco, la danza di Fasiolo, il luminoso racconto di Rassatti, il gusto materico di Testa, l’ironica bravura di Natoli.

C’è la potente semplicità di Picca e il pensiero  sfaccettato di Rinaldini, l’elegante riflessione di Severin e il delizioso paesaggio di Falcomeri,  l’assolata solitudine di  Zambon e la ferocia del rosso di Finotto, la sintesi materica di Gosparini e la solare impressione di Cattarin, le geometrie espressive di Caiselli e la libertà di Gamba. E ancora: i tagli luminosi di De Benedictis, la grazia della natura di Pogni, il decorativismo astratto di Baldassin, la delicata elegia di Nannucci, la “pittura rupestre” di Fuerst, la rugginosa oscurità di Verdelago, il luminoso dinamismo di Arosio, le linee della terra di Perini.

Che dire poi del controluce dorato di Casagrande, della luce dirompente di Bello, dell’accuratezza di Antonello, degli armoniosi colori di Zaramella, della ricerca formale di Minutello, dell’elegante forza luminosa di Censini. E l’espressività informale di Buttignol, il deciso delineare le forme di Striuli, il grafismo di Cellanetti,  la delicata ninnananna di Stival, l’armoniosa sinfonia di Carnevali, la luminosa ombrosità di Pompeo, l’audacia del colore di Gabrielli, il realismo fiabesco di Nardi …

La Mostra ha aperto domenica 8 novembre e chiuderà domenica 22 novembre con la cerimonia di Premiazione.

Se non credete a tutte le mie smielate parole … venite e guardate da voi.

Orari Mostra:

domeniche dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 20.00

giovedì, venerdì e sabati dalle 17.00 alle 20.00

Per visite fuori orario, gruppi e scolaresche, contattare il numero 334.30272

LJN

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